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La ruota
Giardino del sonno eterico
ove dorme il sole,
splende la rosa
cinta di luce.
Fasci alteri
d’ombre suadenti,
buio cieco
lucido e amorfo.
Come gemme
dal sudore al sangue,
l’ora angusta
e si totale,
del fuoco il dardo
da Roma a Sion
sacro brillò.
Ecce ignis Dei.
Petrus
Riflessioni escatologiche
Atto I
8 Maggio 1844, l’allora papa Gregorio XVI denunciava la deriva acattolica del suo tempo, condannando l’operato delle Società Bibliche inglesi, responsabili di innumerevoli traduzioni delle Divine Scritture nelle diverse lingue volgari, con l’intento di
<< disseminarle fra i cristiani e gli infedeli, allettando ogni sorta di persone a leggerle senza guida nessuna. Talché fanno, come già nel suo tempo deplorava San Gerolamo, comune a tutti l’arte di intendere senza maestro le Scritture, sian pure donnicciole, o vecchi rimbambiti, o verbosi sofisti, purché sappiano leggere >>.
Il rischio delle traduzioni è appunto quello di interpolare le Sacre Scritture o pervertirne l’esposizione, una volta ripudiata la divina Tradizione e l’autorità della Chiesa Cattolica. La traduzione delle Sacre Scritture in lingua latina, ad opera di San Girolamo, è considerata ispiratissima, per non parlare della celebre LXX (Bibbia dei Settanta), sulla cui versione si modellano i lavori dei più grandi esegeti d’ogni tempo: Filone d’Alessandria e Origene su tutti. Ora, tralasciando l’influenza spirituale che i testi letti nelle lingue sacre della Cristianità (Ebraico, Greco e Latino) esercitano a livello dell’anima, focalizzeremo l’attenzione sui verbosi sofisti di cui sopra.
Gregorio XVI raccomandava di guardarsi da coloro i quali non possedessero l’intelligenza delle Sacre Scritture. Non possono di certo possederla quegli eretici (citiamo testualmente) che nascondono l’inganno
<< sotto quella speciosa apparenza di voler partecipare a tutti la lettura delle Divine Lettere >>.
Attenzione: Divine Lettere, non semplicemente Divine Scritture. Chi ha orecchie per intendere intenda. Nella prosecuzione del discorso ecco l’attuale segno dei Tempi, intuito con provvidenziale chiaroveggenza:
<< vegliate con attenta cura su quelli che sono destinati a tenere al pubblico lezioni di Sacra Scrittura, perché compiano con diligenza l’ufficio loro secondo la capacità degli uditori, né ardiscano mai con qualunque pretesto interpretare e spiegare le Divine Scritture contro la Tradizione dei Padri, o in senso diverso da quello che tiene la Chiesa Cattolica >>.
Anno 2008. La nostra società trabocca di verbosi sofisti. Non solo insipienti effluvi di parole, ma anche un luciferino chiacchiericcio interiore, entro cui si insinua vago e fintamente disinteressato il sinuoso ed astuto serpente. La sua tentazione? Spingere l’uomo sui palcoscenici della ribalta politica e televisiva, per testimoniare che la Chiesa non fa fesso nessuno e che il popolo va progressivamente liberato dalle logiche occulte del potere vaticano. Così, ad arrogarsi il diritto di intelligere i Sacri Testi saranno gli atei (talvolta devoti), gli agnostici, i fisici matematici, i laici d’ogni genere e specie, gente insomma che vede oltre l’ottenebrante schiavismo ideologico, culturale e teocratico cui Santa Romana Chiesa confina l’intelligenza e l’umana dignità dei propri fedeli.
L’abbiamo detto e lo ripeteremo fino alla nausea: la battaglia ultima sarà una battaglia intellettuale. Gli uomini di fede, quale che sia la confessione religiosa cui appartengono (le tradizioni sapienziali viventi sono ben 7), sono tutti invitati da Dio a risvegliare le proprie anime e a guardare escatologicamente e profeticamente al futuro.
Tempus fugit.
Petrus
Tra politica e Metapolitica: riflessioni sulla mancata visita di Benedetto XVI all’università di Roma
I fatti di Roma, riguardo la mancata visita del papa all’università La Sapienza, sono fatti di duplice natura: storica e metastorica. Della storia e cronistoria se ne occupano da giorni i mass media di tutta Italia; tuttavia resta nell’ombra
Parliamo allora di Metastoria. Questa ci informa di una pericolosa alterazione di concetti che, già di per sé, sono di natura umano – terrestre: ci riferiamo ai concetti di Laicità dello Stato, Democrazia,Libero Pensiero e Progresso Scientifico. Difatti, quantunque si cerchi di legittimare il confronto su base intellettuale, chiamando in causa il rapporto Fede – Ragione, non stiamo ancora ragionando del tutto, perché privi della visione totalizzante: Cosmica e Teandrinca. Dunque viene da chiedersi: ove risiede la reale gravità della situazione?
Rispondiamo così: di là dalla scorza esteriore degli eventi siamo stati raggiunti da un vero e proprio scontro tra anime, la guerra occulta tra le forze della Tradizione e quelle della Sovversione. Per renderci conto di ciò basti dire che una esigua minoranza di studenti - docenti può dettare legge alla maggioranza, in virtù del diritto al dissenso ed al rifiuto assolutamente legittimi perché “laici” e “democratici”. Qui ci troviamo di fronte ad un fraintendimento logico e terminologico. Ora, vocabolario di Greco alla mano, l’aggettivo laikòs vuol dire propriamente del popolo, volgare, profano, laico. Il verbo greco laikòw (omega finale) vuol dire essenzialmente rendere pubblico, in altre parole profanare, volgarizzare e dunque laicizzare. Di per sé, dunque, l’uomo laico non è colui che esprime un libero pensiero, bensì colui che ne volgarizza uno già esistente, rendendolo pubblico. In questo senso, pur trattandosi di una volgarizzazione operata non in materia di fede, ma in materia di politica, si è proceduto a profanare il concetto stesso di Democrazia.
Perché?
Torniamo al vocabolario di greco e cerchiamo la parola Demos, più pacificamente tradotta, dandolo per scontato, con il sostantivo italiano “Popolo”, da qui la nostra “Democrazia”: potere del popolo, o al popolo, se si preferisce (intanto, da oltre due secoli, il libero pensiero ci ha abbondantemente abituati a rigirare la frittata come meglio conviene alle idee dei singoli).
Ma si dà il caso che proprio il greco demos derivi dal verbo datéomai, che indica divisione, divisione cioè di luogo, contrada, regione; paese,terra e territorio. Dunque, per traslato, anche divisione di persone e popoli, nel senso di popolazione, moltitudine. Da qui il concetto di Democrazia, cioè di popolo libero, liberi cittadini, stato democratico inteso come assemblea del popolo. Per estensione di significato demos può essere tradotto anche con moltitudine,folla, massa.
Se l’etimologia non c’inganna,appurato il fraintendimento terminologico, ipso facto, chiariremo l’equivoco logico: può un’esigua minoranza di uomini, in nome della Democrazia, cioè del governo dei molti, della popolazione, della massa, dettare legge alla maggioranza? Eppure fu Platone stesso ad individuare nell’oligarchia, cioè nel governo dei pochi, un rischio per la salvaguardia del bene dello Stato. Per il raggiungimento del sommo Bene occorreva invece una ben più nobile stirpe di uomini spirituali, che andava sotto il nome di Aristocrazia.
Allora, per tornare al punto di partenza, la battaglia è una battaglia metastorica e, possiamo ora dirlo, metafisica, perché stiamo pericolosamente giungendo al sovvertimento della Sovversione stessa, vale a dire alla Sovversione di principi che, di per sé, sono già sovversivi in quanto umano – terrestri e non divino – cosmici. Tuttavia, se è vero che meno per meno dà più,
Qui, difatti, siamo di fronte ad un vero e proprio segnale di frattura tra le parti sociali, di spaccatura profonda, lacerante, tra mondo visibile ed invisibile (da qui la necessità dell’orizzonte verticale cosmo – teandrico), tra finito ed infinito, tra Ratio ed Auctoritas. Stiamo lentamente avvicinandoci all’anarchismo, al rifiuto di qualsiasi insegnamento che imponga disciplina,ordine,armonia e rispetto del Bene. Ecco perché il Santo Padre, nell’intervento da lui redatto in occasione della mancata visita all’università, insiste sull’importanza di ricercare << faticosamente la ragione >> per giungere alla Verità intera! Gli studenti dei collettivi, unitariamente ai loro docenti/scienziati, non hanno rifiutato il papa, ma i Rawls, gli Agostino, i Tommaso d’Aquino, gli Habermas citati nel discorso di Benedetto XVI, a riprova del fatto che la tenebra dell’ignoranza non ha attenuanti solo perché viviamo in una Democrazia.
Un’ultima considerazione metastorica: questi sono realmente Segni dei Tempi. Urge armarsi intellettualmente, senza vaniloqui moraleggianti, ma con l’arte e la tecnica delle dispute medievali della tanto controversa Scolastica, rigorosissime in tema di vocaboli e concetti, chirurgiche nelle obiezioni.
Ma non trascuriamo di sfoderare l’arma vincente, quella dell’Amore universale.
Il titolo di questo blog necessita di una spiegazione quanto mai umile e sintetica. Il nostro viaggio è indissolubilmente legato alla luce ed alle sue modalità di manifestazione.
Che cos’è
<< è il tramandarsi del sacro deposito delle verità sovrumane che dura dal principio dei tempi, dalla creazione del mondo e dell’uomo >> [1]
Che cos’è Simbolo?
Parola greca derivante dalla preposizione syn (insieme) e dal verbo ballo (getto), essa può avere i seguenti significati: stringere e unire, incontrare e comparare ma anche gettare le fondamenta, gettare un arco, lanciare un ponte. Il Simbolo è un ponte:
<< un arco che si getta tra due rive: quella del tempo e quella dell’eternità,del finito e dell’infinito,del visibile e dell’invisibile >> [2]
La voce è una chiamata a discendere fino al centro del proprio essere. La luce è splendore della voce, fluido e vibrazione perpetua (Elifas Levi).
[1] Silvano Panunzio, Cristianesimo giovanneo (luci di ierosofia), ed. Cantagalli, Siena, 1989, pp. 31-32.
[2] Silvano Panunzio, Contemplazione e Simbolo (Summa iniziatica orientale – occidentale), ed. Volpe, Roma, 1975, p. 1.
Nessun diaframma fra Natura ed Intelletto, fra Cosmo e Anima.
Questo è uno dei segreti della contemplazione nell’Atlantide mediterranea: Ichnusa.
Passo d’aquila
Tu che alteri solitaria
La tenebra di questa stanza
Ove sole e luna,
Conquistati al Cielo,
Parlano di Thule
Brilla più forte!
Sì che i mari e i venti
Al tuo passo adusi,
Cullino d’etereo abbraccio
I voli acerbi del Domani.
Restammo inquieti
A guardarti,
Non da soli
Ma mai più d’uno,
Al tramonto dei fuochi
Verso l’estinzione.
Così suoni e ricordi
Cavalli al trotto in diagonale
Bagliori di polvere e luce
Allo squillo di tromba,
Per un attimo ansante
Tutto si perse
Nell’incendio del vacuo.
Clamori opachi,
Sempre più tenui.
Poi il nulla.
I Tempi sono cruciali. Siamo in piena crisi intellettuale e metafisica. Niente di nuovo, viviamo agli sgoccioli dell’età del Ferro. Mentre i demoni hanno vita facile nell’insediarsi tra i pertugi della coscienza, noi non ne avvertiamo l’oscura presenza e passiamo oltre, alimentando inconsapevolmente la nostra detenzione nella prigione delle ombre. In tale modo soggiogati e attratti, nutriamo l’animo di immagini e forme, di alterazioni e giustificazioni, di fioche luci oppure abbagli, in ogni caso riconsegnando
Tuttavia non si tratta ancora dell’Amore vero, ma del privato bisogno di trasformare una natura morta in natura vivente, in questo senso un presentimento di Bellezza che fatica ad abbandonare il porto dell’esperienza fisica, nell’anelito eroico di ricongiungersi alle mistiche nubi della patria celeste. Ponendosi da quest’ottica si possono ribaltare i piani della visione, l’eroismo essendo non la buona riuscita di una qualsivoglia intrapresa mondana, bensì la cerca ed il risveglio di quell’anima razionale dalla quale dovrebbe sempre discendere il nostro agire nel mondo, nella sua progressiva emancipazione dalle determinazioni terrestri entro cui siamo stati chiamati ad esistere (famiglia, contesto sociale, livello culturale, nucleo affettivo – sentimentale), per abbracciare nuovamente quella condizione edenica che dal vecchio uomo (eone umano – terrestre) conduce al nuovo ( eone animico – spirituale).
In questo senso la temerarietà dell’impresa giustifica la remissività di molti fedeli e uomini di Chiesa a difendere e propugnare con forze ed energie di natura non – umana la causa divina, modellando il Bene sulle esigenze del contingente (anima individuale e mondo fisico manifestato) e smarrendo, in tal modo, la chiave dell’immortalità e dei Misteri, che è essenzialmente costituita dall’itinerarium mentis in Deum. È proprio su questo itinerario che l’uomo d’oggi, laico ecclesiastico che sia, scommette sempre meno, adducendo compromessi culturali, sociali e speculativi che ben poco servizio offrono al Verbo Incarnato.
Lo scopo di questo blog è dunque quello di raccogliere non l’opinione, bensì l’intellettualità di chiunque voglia collaborarvi in spirito di Verità, Fraternità e totale Umiltà. Il blog raccoglie volentieri articoli critici sul mondo moderno, sulla religione, sulla filosofia e la spiritualità. Collaboriamo insieme, con proposte di lettura, recensioni e bibliografie, contributi artistici (foto, disegni, musica, racconti) in sintonia con gli orientamenti che ci prefiggiamo di rispettare, ampliare e approfondire.
Un caro saluto da
FraterPetrus