utente anonimo in Le riflessioni nottu...
utente anonimo in Avviso ai navigantiN...
ANGELOANONIMO in Le riflessioni nottu...
ANGELOANONIMO in P. Danilo Sco...
ANGELOANONIMO in Gerard De Sorval&nbs...
ANGELOANONIMO in L’anticristo s...
ANGELOANONIMO in Silvano Panunzio&nbs...
articoli sulla Tradizione
biblioteche italiane
blog metapolitico
filosofia
gianfranco bertagni
il primo free e-press italiano
la mia città
la mia sorgente tradizionale
la mia terra
le mie canzoni
musica e dintorni
orizzonti dello spirito
Petrus songs
tradizione romana
un monaco metropolitano
un teologo ispirato
oggi
ottobre 2009
settembre 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
visitato *loading* volte
Vita intellettuale come via spirituale
Quando alla virtus ed alla spirituale virilitas subentra il demone dello scoramento, l’uomo è preda delle ansie e delle angosce più subdole, il cui unico scopo è quello di far si che egli perda la fiducia nel disegno salvifico del Padre, incatenando la propria anima a fini contingenti, volti a preservare l’orgoglio e l’amor di sé. Dietro ogni travaglio della coscienza si nasconde la paura di consegnare la propria vita a Cristo:
<< Bisogna anche sforzarci di fuggire di qui a lassù al più presto. E fuga è rendersi simili a Dio secondo le proprie possibilità >> [1].
La divinizzazione è dunque lo scopo della filosofia di Platone: il filosofo ottiene l’immortalità venendo assimilato a Dio [2]. Ma Platone era un mistico? Gli studiosi sono in disaccordo. Non ci interessa! Agli sgoccioli del Kali-yuga, ad un passo dalla nuova parousia del Cristo trionfante, non può essere questa la preoccupazione della filosofia accademica. Se non si rispolvera una concezione della filosofia come ierosofia e misteriosofia, lo studio decade dal piano della contemplazione (asse verticale) a quello dell’erudizione (asse orizzontale), recidendo i legami con la realtà cosmoteandrica. La metafisica dovrebbe servire per curare l’essere attraverso la diuturna assimilazione dell’ Essere Supremo. Lo storicismo accademico di stampo scientista, agnostico e laicista rifiuta di accettare un telos divino e divinizzante, ragion per cui gli studiosi guerreggiano invece che integrarsi umilmente in nome della divina Sapienza. Tale è la logica di coloro i quali, rinnegata a priori la matrice misterica del Principio, lo eludono vicendevolmente, profanandone l’origine di natura non – umana e innalzando l’eresia agli altari della Conoscenza.
Il termine “eresia” non è adoperato a caso. Le Università scelgono una parte della Verità, la parte analitico – storica ed analitico – filologica, senza tuttavia ricondurla ad una Tradizione terminologica che segua un preciso filone ierostorico, scritto ed orale. La conseguenza è il protestantesimo della ragione o meglio, delle ragioni, dal momento che una molteplicità di vedute affonda le proprie radici nel rifiuto dell’ unità puntualizzante, la quale non può essere che di natura spirituale. Ecco la commistione che si cerca in tutti i modi di evitare: la contaminazione delle Accademie con un orizzonte spirituale, a difesa di un’oggettività scientifica e di un rigore metodologico,basati non più soltanto sul testo filosofico (in questo modo si è razionalmente condotti a intelligere nella filosofia antica e tardo antica l’immensa portata iniziatica e spirituale) ma sulle interpretazioni che di questo ci hanno fornito gli studiosi dell’ultimo secolo e mezzo della storia del Mondo.
Questa non è ermeneutica filosofica, questa è disonestà intellettuale bella e buona, alimentata dalla superbia della ragione contro l’umiltà dell’intelletto d’Amore:
<< Della natura razionale che è “sotto il cielo” (Qohelet I, 13), una parte combatte, una parte viene in aiuto a colui che combatte, una parte lotta contro colui che combatte, scatenando e sollevando con forza la battaglia contro di lui. Coloro che combattono sono gli uomini, i loro aiutanti sono gli angeli di Dio, e i loro oppositori sono i demoni malvagi >> [3].
È inganno sottilissimo quello di ignorare che sotto il velo delle apparenze fenomeniche si cela il fumo dell’ Avversario. Lo studio sganciato dalla preghiera e dalla meditazione sgancia a sua volta l’anima dallo Spirito. Ecco svelata l’importanza dell’iniziazione regale ai misteri medi – cosmologici. Dalla tradizione regale – guerriera si procede all’iniziazione regale – guerriera o cavalleresca; l’iniziazione imperatoria è un perfezionamento dell’iniziazione regale – guerriera. L’emblema è Jafet, il colore è il rosso, il rubedo, il colore della tunica rossa dei guerrieri (e dei diaconi). Lo strumento è la lancia di Longino che apre il Sacro Cuore. Gesù Cristo è il Gran Re. L’ascesi del guerriero (homo imperans) è il dominio della volontà. [4]
Concludiamo con San Paolo:
<< Fratelli, non comportatevi da bambini nel giudicare, siate fanciulli quanto a malizia, ma adulti nei giudizi >> (Cor. I, 14,20).
In fede
Petrus
[1] Platone, Teeteto, 176 B.
[2] André-Jean Festugière, L’ Idéal religieux des grecs et L’évangile, Gabalda, Paris 1932, pp. 39-41, 43.
[3] Evagrio Pontico, Antirrhetikos, prologo.
[4] Affine alla radice germanica RAG è il latino ratio, e a regin (assemblea degli dei) sono da avvicinarsi il celtico rigs e il latino rex. Il sostantivo rex deriva dal verbo règere; re è colui che regge l’unità e l’ordine civili tra gli uomini. Da sottolineare l’analogia tra il vocabolo latino ed il termine ebraico reghel che significa piede, cioè l’estremità del corpo umano che regge tutta la persona fisica in posizione eretta. Non solo, dalla radice RAG deriva anche radius, che indica appunto lo scettro del rex; anche in sanscrito la radice RAJ, da cui rajàh, il sovrano, significa illuminare, abbellire, regnare. Per ulteriori approfondimenti rimandiamo all’eccellente opera di Attilio Mordini, Verità del linguaggio, da cui abbiamo attinto le presenti notazioni.
Considerazioni iniziatiche
Cristo, mediatore della dualità e della triplicità (cfr Mt 18, 19-20), ne realizza la conciliazione e l’unificazione e ci invita alla comprensione degli arcani, di quei misteri o segreti, nascosti nell’ Arca, cioè sotto le lettere della Scrittura. Egli non disse di non svelare gli arcani (cioè le cose nascoste nella Sacra Scrittura, Arca della Rivelazione divina), ma di insegnarli gradualmente secondo la purificazione interiore raggiunta e secondo il grado di conoscenza acquisita. Allora è bene custodire puro ed incontaminato il divino nous, usando chiarezza.
Nessuno di noi farà fatica a discernere la crisi delle istituzioni laiche ed ecclesiastiche, ragion per cui il magistero di Verità della Chiesa Cattolica vacilla, schiacciato dal peso di un’ ingiustificabile ignoranza metafisica. Tuttavia ci è stato insegnato ad aiutarci gli uni gli altri ed un padre e una madre, difetti a parte, restano pur sempre gli artefici materiali della nostra comparsa nel Mondo. Quanto a Cristo e la Chiesa, essi sono gli artefici della nascita mistica e del nostro itinerarium mentis in Deum; faremmo un torto alla Scienza tradizionale se ci ribellassimo all’autorità spirituale. Peggio ancora, secondo quella che pare essere la tendenza predominante dei nostri tempi, la criticassimo e la abbandonassimo prima di essere penetrati nel solco della vera religione ( così S.Agostino).
Per i cultori di studi tradizionali, diremo con Paul Sedir che l’ Evangelo occulta ben settanta iniziazioni. Non si può comprendere la portata devastante della conversione, senza riferimento al vocabolo greco da cui trae origine: metanoia, alla lettera cambio di mentalità. Naturalmente la mentalità cui facciamo riferimento non è di questo mondo, e presuppone che in essa si scorga la sintesi dell’ ascetica – mistica cristiana, sconosciuta o quasi a neofiti e profani. Sappiamo, per esempio, che il Cristianesimo contempla i misteri minori, medi, maggiori e, dulcis in fundo, il mistero supremo. Partendo dai primi scopriremo l’ascesi dell’ Artiere, vale a dire l’iniziazione artigiana (delle arti e dei mestieri), il cui emblema è Cam, greco Xam, indicante teologicamente il Cristo (X), Principio (A) e Comunione (M). Il suo colore è il nero, detto nigredo, cioè il colore della tunica scura degli artigiani e dei produttori; lo strumento è il martello che ha conficcato i chiodi. Gesù Cristo, figlio del Fabbro, assurto a Figlio di Dio, è il maestro, cioè colui che alimenta il Fuoco sacro e appresta gli arnesi della grande opera spirituale. Pertanto, l’ homo faber, lavora per il superamento del senso e delle forme.
Passando per l’iniziazione artigiana, si accede all’iniziazione regale (misteri medi) e all’iniziazione sacerdotale (misteri maggiori), infine, eccezionalmente, all’iniziazione profetica (mistero supremo). Dunque, Regalità e Sacerdotalità non si raggiungono senza il lavoro interiore, cioè senza la crocifissione mistica per la quale il fabbro si martella da sé, e s’inchioda al legno secco affinché rinverdisca. Le scienze cosmologiche tradizionali avevano un’essenziale funzione conoscitiva ed iniziatica. Esse comprendevano i Piccoli Misteri di Iside, dai quali si sarebbe poi passati ai Grandi Misteri Divini o Misteri Maggiori di Osiride. Benché tutte le scienze sacre si trasmettessero per opera di sacerdoti, pure la conoscenza dei misteri cosmici costituiva la vera e propria iniziazione regale, la ars regia dei governanti e dei guerrieri nell’antichità, la classe cavalleresca nel Medioevo. Senza dimenticare che i Piccoli Misteri ricomprendevano l’effettiva conoscenza dell’enorme passato umano, del genio delle razze e del destino delle nazioni (cosmo-politica).
Ci fermeremo qui, affinché il lettore inizi a comprendere quale tesoro d’inestimabile valore si celi dietro il sacro velo dei simboli, a dispetto degli sputi e gli sberleffi cui il Cristo e la sua Chiesa vengono provvidenzialmente (pensiamo noi) sottoposti. Riserveremo per il futuro l’esposizione degli altri misteri. Chi ha orecchie per intendere intenda. Qui facciamo sul serio, i Cattolici non sono tutti dei giovani adolescenti imberbi, né tantomeno bisbetici caproni occlusi alla vera spiritualità,alias la vera intellettualità, tanto cara agli alfieri anti - moderni del Sanatana Dharma. Allora, benevoli amici, vogliamo diventare o no fratelli in Cristo? Crediamo o no al suo imminente ritorno? Ricordiamoci sempre che la Verità unisce, mai divide. Urge cooperare, ciascuno secondo le proprie conoscenze ed il proprio grado di purificazione interiore, perché si compia in noi il disegno della Grande Opera.
Petrus
Dall’altare essoterico a quello esoterico
Dall’altare essoterico volgersi a quello esoterico. Il mondo scorre fuori e dentro di noi, l’ Eucaristia racchiude il mistero della trasmutazione dell’uomo in Cristo. Lo sanno bene i demoni, che affannano il corpo e l’anima con parvenze di ragioni, affinché il desiderio di Dio, vestito con l’abito delle nostre peggiori paure, non orienti la volontà a compiere il servizio del ministero sacerdotale.
La più grande tentazione dei nostri Tempi è deviare dalla missione di costituirci come popolo sacerdotale. Non per un caso l’uomo è costantemente spinto fuori dalla propria cella interiore, persuaso a seguire la via del mondo. L’inganno dell’Avversario può chiamarsi a tutti gli effetti rovesciamento, Sovversione. Così, la vera solitudine non è l’assenza dell’umana presenza, ma la non presenza dell’uomo a se stesso, quando a mancare non sono i vincoli sociali ma il vincolo della perfezione (San Paolo docet). Ogni ansia, paura, angoscia è anelito d’unione divinizzante con il Figlio, inquinato ed offuscato dall’amor di sé, dall’orgoglio e dall’ ignoranza circa le operazioni interne al corpo e all’anima da parte del Santo Spirito. Non basta possedere la Scienza delle cose divine ma occorre amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente,con tutte le proprie forze (Mt XXII, 37-9), perché il fine dell’uomo è Sapienza.
Lo scatenamento infero in corso non riguarda genericamente l’uomo ma l’uomo-Dio, vale a dire l’uomo il cui fine è la cristificazione dell’essere. Mancando il risveglio dell’anima manca anche, tra le masse, la visione intellettuale della guerra occulta e trascendente. Tuttavia non manca una certa percezione psico-fisica, riscontrabile nell’accresciuta sensibilità alle malattie ritenute neuro - psichiatriche, nonché l’allarmante diffusione a macchia d’olio di cancri e disfunzioni fisiologiche d’ogni genere e specie, complice il preoccupante tasso d’inquinamento atmosferico e la sempre più critica situazione climatica mondiale. Un altro aspetto del rovesciamento: non è più il Macrocosmo a legiferare sul microcosmo ma viceversa, ragion per cui la Natura si ribella e i benefici influssi celesti confluiscono nell’oroscopia spuria ed anti – tradizionale. È chiaro a tutti, infatti, che l’inferiore non può dettar legge al superiore. Il Cosmo è gerarchico, così l’uomo, sua immagine vivente.
Non fermiamoci al colore di contrasto, penetriamo l’essenza della Luce: la Chiesa è gerarchica, o meglio, l’essenza della gerarchia è rappresentata proprio dagli oracoli trasmessi da Dio:
<< Chiamiamo oracoli venerandissimi innanzitutto gl’insegnamenti che i nostri iniziatori animati da Dio ci hanno donato nei libri teologici della Sacra Scrittura e in secondo luogo tutti l’insegnamenti a cui i nostri maestri sono stati iniziati personalmente dai santi uomini in virtù di un’iniziazione più immateriale e in un certo senso più vicina alla gerarchia celeste, trasmessa da un’intelligenza all’altra non per iscritto, tramite parole sensibili ma pur sempre meno materiali >>. [1]
Principio della sacra esecuzione dei venerandissimi comandamenti, i quali predispongono l’animo alla recezione delle sacre parole e dei sacri riti, è la tradizione relativa alla nostra sacra e divinissima rigenerazione [2], una delle tante chiavi di lettura del nostro incipit : volgersi dall’altare essoterico a quello esoterico. Riscopriamo il senso della divina teurgia e sarà come spalancare gli occhi sullo scenario metapolitico del mondo, ovvero sarà come individuare la nostra missione cosmica nel giardino delle Anime, per le sorti del Regno, a lode e gloria del Signore Nostro Gesù Cristo.
Petrus
Verso Oriente
<< L’impurità della mente è, prima di tutto, nella scienza spirituale non giusta, poi nell’ignoranza di qualcosa in generale, quindi nei pensieri passionali, infine nel consenso dato al peccato >>
San Massimo il Confessore
La scienza spirituale non giusta è causa di eresia interiore e conseguente eterodossia esteriore. L’anima brama conoscere ma occorre essere ben guidati, per non incappare nei tranelli dell’Avversario. Tutto ciò che cade al di fuori del culto interiore reso al Cristo ritornante rischia di disperdere l’anima nel molteplice. A tutti i livelli il desiderio dell’uomo é desiderio di unione. L’uomo di luce sottrae le perle al fango, l’animicità alla creaturalità, il peccato alla malizia, la forza alla debolezza. Egli impetra le stelle! L’uomo che vuole perdere la propria vita sa che il passaggio dalla solitudine alla comunione è indispensabile. La scienza spirituale non giusta conduce all’idolatria nei riguardi del visibile e dell’invisibile.
Ora, l’idolatria porta a :
1 - rifiutare oppure contrastare una dimensione sacrale dell’esistenza;
2 - perseverare nel peccato senza abbandonare una falsa idea dell’uomo, del mondo e di Dio.
I demoni operano notte e giorno per la violazione del mistero delle anime, vincono allorquando l’uomo rifiuta, contrasta, ignora la sua personale elezione. La sapienza degli uomini è stoltezza agli occhi di Dio. L’uomo si prepari a sposare la mistica donna genesiaca attraverso l’iniziazione biblica e l’ultimazione spirituale eucaristica. La donna si prepari all’incontro col “divino sposo” (greco Aner). Chi non ha sete di amare non ha sete di vivere. Mai dimenticare il telos, lo scopo ultimo, supremo della nostra esistenza. Ogni città ha il suo archetipo celeste, la liturgia terrestre e quella celeste celebrano all’unisono i terribili ed ineffabili Santi Misteri; il pensiero di uno può vibrare nella coscienza dei molti. Combatteremo casa per casa, trasfigurando la realtà fisica. La nostra sarà un’azione di pura energia eterica:
<< Tutto quello che si manifesta è luce >>
San Paolo
Verranno giorni in cui gli uomini di buona volontà, ritornati alle catacombe spirituali, veglieranno con preghiere, digiuni e silenzi l’agonia del mondo. È per questo che dobbiamo affrettarci a santificare i luoghi nei quali siamo stati chiamati ad abitare, a studiare, a lavorare, a patire, a pregare. Non può venir meno la chiamata alle armi, alla cavalleria spirituale, all’ impero. Il Cristianesimo non si pratica coi pensieri, semmai con la rinuncia ai pensieri! In tal modo le opere discenderanno dalla contemplazione, la diuturna cogitatione di Sant’Agostino, non dalla semplice volontà umana. Un’opera che non realizza la Grande Opera resta vincolata alla contingenza ed alla caducità del mondo.
Restiamo in ascolto.
Petrus