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domenica, 29 giugno 2008

Recuperare l’ umanità

 

Una quieta domenica d’Aprile, un angelo si posa serafico sulle menti d’un teologo e d’un pellegrino che gli cammina affianco. Rivolto ad essi esclama:

 

‘’ A forza di comprendere il mistero della divinità abbiamo finito col smarrire il mistero dell’ umanità “.

 

Non si può essere costruttori della propria casa, lasciando che siano altri a concepirne lo spazio e l’arredamento. Platone parlava di anamnesis, reminiscenza, onde riattivare il ricordo del mondo sopra – sensibile, ad una sola condizione: che il maestro sappia ben domandare. Chi bene domanda bene orienta la risposta. Ecco, le nostre anime necessitano di chi re-susciti in esse il telos divino e divinizzante, per il cui tramite la natura obbedisce alla Grazia e da questa è poi possibile spiccare il folle volo verso la divinità.

Ricordare, per Platone, è sinonimo di risvegliare il principio dell’anima immortale. Il Cristianesimo è oltre, in ballo vi è addirittura l’anima santa. Alla Rivelazione cosmologica fa seguito la Rivelazione profetica. Il Cristiano anela alla perfezione e la sua elezione si chiama Totalità. L’errore teoretico perdura nel voler emancipare l’umanità dalla creaturalità, ragion per cui la Cristologia viene ingolfata dagli ‘’- ismi’’ che noi tutti ben conosciamo: moralismi, sofismi,filosofismi, sociologismi ecc.

Dio realizza l’uomo quando l’uomo realizza la divinità. Partorire le idee vuol dire partorire la propria anima. Partorire la propria anima può voler significare una cosa soltanto: risvegliare l’universale vocazione alla santità, dunque realizzare la propria animicità in seno al Cristo Grande – Anima. La tensione spirituale conduce inequivocabilmente al Bene, celebre l’affermazione di Agostino :

 

<< Ama e fa ciò che vuoi >>

 

Laddove si perde il gusto di partorire il Bene nella sofferta temporalità dell’esistenza, si perde  anche il gusto di partorire Cristo nell’eternità della Vita. È necessario re-immettersi nel flusso della Vita, cioè re-integrare corpo e anima nell’amplesso eterno della divinità. La vita spirituale ricomincia ogni giorno. Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto: cioè chi è fedele nella dimensione della propria povertà e miseria creaturale, a maggior ragione lo sarà in quella della sua vocazione. Il Cristianesimo è una diuturna reductio ad Unum.

Non è utile speculare e ragionare sempre e comunque sul pensiero altrui. Le nostre anime hanno dignità regale – sacerdotale – profetica. Amare vuole innanzitutto significare rendersi degni di se stessi e l’anima è degna di profetare,specie durante i tempi ultimi. Nella prossima vita non verremo interrogati su Guénon, su Ibn – Arabi, su Panunzio o su Origene, ma su noi stessi e su quanto abbiamo realizzato, di quel che Dio ci mise a disposizione, in spirito di Grazia e Giustizia:

 

<< Colui che vuole acquistare, nel commercio degli autori, non attitudini polemiche, ma verità e penetrazione,deve recarvi uno spirito di accomodamento e di raccolta diligente, lo spirito dell’ape. Il miele si fa con molti fiori […] Voi che cercate la verità, pronti a riconoscere dappertutto il suo volto, non scagliate l’uno contro l’altro i suoi servi, anche se sono ‘’angeli incompleti’’, geni parziali che il vero ha visitato,senza dimorare in loro >>. [1]

 

Per la scelta degli autori,così come per un cammino di Iniziazione cristiana, non si può prescindere dalla figura del maestro. A questo proposito scrive San Tommaso:  bisogna credere al maestro. Tuttavia, questo è un viaggio nella dimensione della nostra vera libertà, e come tutti i viaggi alla ricerca del calice di comunione, ogni vita è una storia a sé, un personale salto nel buio, che ci rivelerà un giorno le connessioni con il silenzioso sacrificio di altri nostri fratelli, pellegrini sulla Terra. Questo è il vero corpo mistico di Cristo: l’uomo individuatosi e conquistatosi come anima risvegliata, vince il determinismo naturale e fa il suo ingresso nella Vita.

Cristo non ci chiama ad essere come Lui, ma ad essere Lui. L’imitazione è sempre un’assimilazione d’essere, fino a quando l’identificazione non viene esaltata e portata ai suoi massimi vertici nell’ unio mystica e nel servizio quotidiano al prossimo ed ai fratelli. Il Cristianesimo non ci chiama a vivere di riflesso ma a vivere di noi stessi, realizzandoci come poveri (?) Cristi, in seno all’unica volontà escatologica del Padre: il ritorno del Figlio sulla Terra.

 

 

Petrus

 

 

 



[1] Sertillanges, La vita intellettuale, p. 154.

Postato da: fraterPetrus a 13:28 | link | commenti (7)