Tradizione e Simbolo

Eccomi

Utente: fraterPetrus
Ut in omnibus glorificetur Deus

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

sabato, 29 novembre 2008

Giovanni Pico della Mirandola

Discorso sulla dignità dell’uomo

riassunto

pp. 117 - 125

 
 

Vengo ora a quegli argomenti che, tratti dagli antichi misteri degli Ebrei, ho recato a conferma della sacrosanta e cattolica fede.

 

Non solo i celebri maestri ebrei, ma anche – tra i nostri – Esdra, Ilario e Origene, scrivono che Mosè ricevette da Dio sul monte non soltanto la Legge, che egli lasciò scritta in cinque libri, ma anche una vera e più segreta spiegazione della Legge; e che da Dio gli fu ordinato di render nota al popolo la Legge e di non mettere per iscritto né divulgare l’interpretazione della Legge, ma di rivelarla solamente a Gesù Nave, il quale poi, sotto il venerando e sacro vincolo del silenzio, avrebbe dovuto via via trasmetterla agli altri sommi sacerdoti suoi successori. Rendere di pubblico dominio gli arcani dell’altissima divinità, i misteri più occulti e nascosti sotto la corteccia della Legge e il rozzo involucro delle parole, che altro sarebbe stato, se non dare ai cani ciò che è santo e spargere perle fra i porci?

Tener nascoste al volgo queste verità, degne di esser comunicate ai perfetti (solo tra i quali Paolo dice di voler parlare con sapienza), fu dunque conseguenza non di una volontà umana, ma di un precetto divino; e gli antichi filosofi si attennero col massimo scrupolo a questa regola. Pitagora non lasciò niente di scritto, se non poche cosucce, che in punto di morte affidò alla figlia Dama. Le Sfingi scolpite nei templi degli Egizi questo ammonivano, che le mistiche dottrine venissero protette mediante le oscurità degli enigmi, sì da essere inviolabili da parte della folla dei profani. Platone, scrivendo a Dionigi qualcosa delle sostanze superiori, afferma: << E’ opportuno parlare per enigmi, affinché, se questa epistola cadesse per avventura in mani estranee, ciò che ti scriviamo non possa esser compreso da altri >>. Aristotele diceva che i libri della Metafisica, in cui egli tratta delle realtà divine, erano editi e non editi. Che altro? Origene sostiene che Gesù Cristo, maestro di vita, rivelò ai discepoli molte verità che essi, affinché non venissero a conoscenza di tutti, non vollero scrivere.

Lo conferma in modo particolare Dionigi Areopagita, il quale dice che i più occulti misteri furono trasmessi dai fondatori della nostra religione “da intelligenza a intelligenza, mediante parole sensibili sì, ma tuttavia più immateriali, perché al di fuori di ogni scritto”, ossia di animo in animo, senza scrittura, per il solo tramite della parola. Quell’autentica interpretazione della Legge comunicata da Dio a Mosè, essendo stata rivelata, per volontà divina, proprio in questo modo, fu detta Cabala, che presso gli Ebrei ha lo stesso significato del nostro “ricezione” ; e certamente per questo motivo, perché l’un sacerdote riceveva dall’altro quella dottrina non attraverso testi scritti, ma quasi per diritto ereditario, mediante un regolare susseguirsi di rivelazioni.

 

 

Petrus

Postato da: fraterPetrus a 11:05 | link | commenti (2)

mercoledì, 19 novembre 2008

Il Libro della Vita

 

 

 

V’è un libro che, una volta aperto, resterà così per sempre: è il Libro della Vita. Quando le sue pagine scompigliano con divina veemenza le potenze dell’anima, questa viene lanciata dentro al mistero della katabasis e dell’ anabasis. Come si discende dal Cielo alla Terra, e ci si increatura,  così ci si approssima alle sacre forze della Montagna ovvero alle spinte avverse dello Sheol, navigando controluce il mare periglioso dei flussi e dei riflussi cosmici.

A questo punto non si ha più scelta: il libero arbitrio s’erge sull’intimo sacrario della Consapevolezza. Chi non è con Me è contro di Me. Impossibile sottrarsi al Tocco ontologico della Vita. Esistono uomini snervati da questo segreto combattimento; uomini i cui fantasmi sono il negativo d’una vocazione straordinaria, che non cessa di far loro paura, per l’onere cui essa li chiama: trasmutare in Cristo.

Né parola d’uomo, angelo o diavolo verrà a consolare il cuore di costoro, quando s’affondava inconsapevolmente il dito nel costato del Maestro, illusi che sarebbe stato loro concesso di muoversi,gratuitamente, nel grembo materno dell’occulta Sapienza. Ecco: essi hanno veduto la Luce, ma ora fuggono come se avessero presentito la morte [1]. Rinviano l’incontro col Messia, eppure lo cercano e l’invocano incessantemente. Quanto tempo ancora, accordato dalla suprema Misericordia, per liberarsi dalla paura di amare l’Amore, incondizionatamente!

Il giorno si fa Notte oscura ed impenetrabile. Di notte, sciolti i legami con il mondo, si rivela il Giorno spirituale, l’impero del Comando sulle forze magmatiche della materia informe, che è poi il simbolo del Destino, l’antagonista primigenio dell’ ipercosmico Télos. Le tensioni s’allentano, i pensieri giustificano il Pensiero, l’anima trema come la vergine sposa alla prima notte di nozze: ci si lascia penetrare, sondare, eleggere e tastare. Quasi si sviene, sbranati dall’acuirsi ardente dell’apparente Dualità. Si sperimentano la Carne e il Sangue, s’odono voci stridule e sinistre di demoni sconfitti e dispersi nelle evanescenze del tempo interno. La Vita s’insedia nella rocca inviolabile dell’ Intelletto e niente, niente sarà più come prima.La memoria insidierà il ventre con il ricordo dei piaceri venerei, la volontà sarà eccitata dalle intemperie del secolo. Solo l’ Intelletto sarà preservato dallo scatenamento infero, laddove le lotte intestine della psiche s’ammasseranno e s’inerpicheranno invano, come viscidi vermi, alle falde della Vetta.

Fare il proprio ingresso nella Vita è venire iniziati all’ Eterno Vangelo dell’ Umanità. Inutile farsi illusioni: non si può tornare indietro. Si può solo avanzare, traversando la selva oscura del Molteplice. Compiere un cammino di Iniziazione spirituale cristiana vuol dire, letteralmente, essere gettati dentro al mistero della propria anima. Dove s’annida, giunti a questo punto, il vero germe del peccato? Crediamo che esso risieda nella volontà cosciente di rimanere dormienti, quasi a dire: “so dove voglio andare, conosco il Fine Supremo della mia ricerca, eppur tergiverso, rallento la corsa e mi distraggo invano”.  È forse questa la paranoia del Nuovo Popolo Sacerdotale, in vista del ritorno di Cristo sulla Terra? La paranoia non è una patologia mentale, bensì l’indice iniziatico d’una disarmonia fra l’anima e lo Spirito. Essa si manifesta con l’essere trascinati là dove non s’ha il coraggio di andare. Tutte le sfide, le battaglie oniriche e i contrasti umani, affettivi, sociali che caratterizzano lo stato di veglia, sono anelito al Mistero di Redenzione e di Ricapitolazione.

Le tentazioni rivelano la natura profonda del combattimento intellettuale: i sensi di colpa nascondono sottilissimi inganni. Rimettiamoci alla scuola di S.Ignazio, che per il tramite degli Esercizi, rivolge a Dio la seguente invocazione:

 

<< Signore, aiutami a vedermi come Tu mi vedi >>

 

Non ha alcun senso battersi il petto senza chiedere a Dio la grazia che ci aiuti a cambiar vita. Noi uomini dei Tempi Ultimi siamo deboli, anzi debolissimi. Paradossalmente siamo anche i più forti.

 

Il Libro della Vita è lì, aperto  una volta e per sempre sull’altare della riforma interiore.

 

 

Petrus



[1] Trattasi proprio di morte, ma di morte mistica al Mondo, per cui si sperimenta la crocifissione dell’ Io carnale.

Postato da: fraterPetrus a 11:22 | link | commenti (14)

mercoledì, 05 novembre 2008

 

Seneca

 

Epistola n° 16 a Lucilio

riassunto

 

 

Tu vedi chiaramente che nessuno può avere una vita felice e neppure tollerabile senza l’amore della sapienza. Una perfetta sapienza ci dà una vita felice, ma a rendere la vita tollerabile bastano anche i primi rudimenti della sapienza. Ora noi vogliamo, con la quotidiana meditazione, radicarli e scolpirli profondamente nell’animo, poiché si richiede maggiore sforzo a metterli in pratica che a proporseli. Bisogna essere perseveranti e, con un continuo impegno, accrescere vigore alle nostre forze spirituali, finché l’inclinazione al bene si trasformi nella virtù operante.

 

Fruga dentro di te, scrùtati da varie parti, ossèrvati con cura e, soprattutto, vedi se hai fatto progressi solo nello studio della filosofia, o anche nella vita. La filosofia non è un’arte che serve a far mostra di sé di fronte alla gente: non consiste nelle parole, ma nelle azioni. La filosofia forma e plasma l’animo, dà ordine alla vita, dirige le azioni, mostra le cose che si debbono e quelle che non si debbono fare, siede al timone e regola la rotta attraverso i pericoli di un mare in tempesta. Senza di lei nessuno può vivere sereno e sicuro.

Qualcuno dirà:

 

<< Che mi giova la filosofia, se c’è un destino immutabile? Che giova, se c’è un dio che ci governa? Che giova, se è il caso che ci comanda? Ciò che è stato preordinato non può essere mutato e niente si può fare contro gli eventi fortuiti. O c’è un dio che ha prevenuto ogni mia decisione e ha stabilito che cosa debbo fare, oppure c’è la fortuna che nulla concede alle mie decisioni >>.

 

Esista una sola di queste potenze, o coesistano tutte insieme, bisogna dedicarsi alla filosofia. Sia che il destino ci incateni con la sua legge inesorabile, sia che un dio,signore dell’universo,abbia predisposto tutte le cose,sia che il caso spinga e agiti confusamente gli umani eventi, nella filosofia noi dobbiamo cercare la nostra difesa. Essa ci esorterà ad ubbidire volenterosi a dio, renitenti alla fortuna; c’insegnerà a seguire la volontà di dio e a sopportare i capricci del caso. Ma non è questo il momento di discutere quanto si estenda il libero arbitrio nell’uomo, se c’è una provvidenza che ci governa o se siamo prigionieri di una serie di avvenimenti fatalmente determinati, oppure se siamo in balìa di eventi casuali e improvvisi. Torno invece ad ammonirti e ad esortarti di non lasciar cadere e raffreddarsi lo slancio dell’animo tuo. Sappilo regolare e rinvigorire, affinché quello che ora è solo un nobile impulso divenga una costante disposizione dell’animo.

 

Epicuro disse:

 

<< Se vivrai secondo natura,non sarai mai povero; se, invece, vorrai seguire il varirare delle opinioni umane, non sarai mai ricco >>.

 

La natura richiede poco; ma ha smisurate esigenze chi vuol seguire le opinioni umane. I desideri che nascono dalla natura hanno un limite; quelli, invece, che derivano da falsa opinione sono senza fine: non c’è nessun termine per l’errore. Abbandona, quindi, le vanità e, quando vorrai sapere se i tuoi desideri sono secondo natura oppure ciechi, considera se hanno un termine dove arrestarsi: se, andando avanti nel soddisfare un desiderio, senti sempre più lontano il suo appagamento, sappi che non è un desiderio naturale.

Addio.

 

Seneca

 

 

 

 

Postato da: fraterPetrus a 08:46 | link | commenti (7)