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Silvano Panunzio
Cultura e Conoscenza
Non si possono confondere due ordini di valori che sono abissalmente diversi, ossia la scienza sacra e la cultura profana. La seconda è fatta di cognizioni, la prima di conoscenza. Le << cognizioni >> sono analitiche e senz’altro a posteriori: la << conoscenza >> è sintetica e in certo senso a priori. Le << cognizioni >> constano di concetti più o meno razionali (cum capio= prendo insieme, afferro dal di fuori): la << conoscenza >> è pura intuizione intellettuale (in-tueor = sto dentro; intelligo = leggo e lego, dentro). Vi può essere una cultura di cose profane, ma non può esistere una cultura di cose sacre. La cultura, pur quando superi l’imparaticcio, è terrena ed estrinseca.
La scienza sacra – di origine e di natura celeste – è tutta interiore e spirituale: e il suo fondo è infinito perché è Dio stesso, scientiarum Dominus. La vita eterna – avverte Gesù – consiste nel << conoscere il Figlio >> ossia il Verbo; e poiché la conoscenza (non la cognizione o notizia) è assimilazione di essere, non c’è alcuna diversità, nel profondo, tra come Tommaso o Eckhart intendono la visione beatifica (cioè intellettualmente) e come la intendono Bonaventura o Scoto (ossia amorosamente). L’amore che non sia fisico o psichico (e alquante scorie ne restano nei cosiddetti << mistici >>) è esso stesso assimilazione ontologica, forza unitiva (San Dionigi) che salda gli esseri all’ Essere; quindi, al limite, vera conoscenza e vero amore si identificano. Le Epistole di Giovanni terminano tutte con questo appello univoco alla Verità dell’ Amore: e all’ Amore della Verità e nella Verità.
L’ordine quantitativo delle cognizioni (cultura – polimatìa) è quindi irriducibile, almeno per se stesso, all’ordine qualitativo della conoscenza (monomatìa). Persino Eraclito aveva ammonito che << le molte cognizioni non nutrono l’intelletto, il nous >>. Ho parlato sempre non già di << conoscenze >> al plurale, sibbene di conoscenza: perché una sola è la conoscenza; e questa conoscenza unica è,appunto,la conoscenza dell’ Uno. Anche San Tommaso avverte che, a mano a mano che le Intelligenze angeliche salgono nella gerarchia, la molteplicità delle idee contemplate si restringe e si riduce sino a semplificarsi in un’ Idea sola.
Ciò posto non si deve credere che la conoscenza (dagli Apostoli, dagli Evangelisti e dai Padri chiamata ghnòsis,e da Pietro e Paolo addirittura epìghnosis ossia Conoscenza suprema) sia un parto della fantasìa o del sentimentalismo soggettivo. La conoscenza ha le sue regole durissime, le sue leggi ferree, le sue tappe rigorose e imprescindibili e i suoi strumenti di macerante lavoro; nulla si ottiene senza sudore e senza sforzo, senza àskesis, senza esercizi spirituali e intellettuali assieme.
Per consuetudine immemoriale (si potrebbe dire per legge di soprannatura) la conoscenza, poi, non è sospesa a mezz’aria né viene affidata all’arbitrio del singolo (razionalismo e protestantesimo, illusionismo e pseudomistica) ma si appoggia in virtù dell’ analogia entis alla progressione universale dei simboli […] Sono i simboli gli alleati e i compagni più preziosi del viaggio divino dell’uomo. Essi, essenzialmente, son racchiusi nello scrigno muto della Sacra Scrittura o rivissuti dal coro magnifico della Sacra Liturgia. Nessuno, di queste due, può far senza; e Nostro Signore in persona è stato il primo a darci santamente il suo fulgido esempio. Ma davvero, poi, come ammonisce San Benedetto nella chiusa della sua Regola, si può prescindere dallo studio attento della vita e della dottrina dei cattolici Padri? Ed ecco che un anello chiama l’altro e dalla Scrittura e dalla Liturgia – fondamenta della Tradizione – si sale immancabilmente alla Teologia (catafàtica come apofàtica) che è anch’essa una Scienza sacra e che della Tradizione costituisce il tetto.
“Cristianesimo giovannéo. Luci di Ierosofia”
pp. 112-115
L’anticristo secondo Silvano Panunzio
a cura di P.Danilo Scomparin
[…] Dunque questo Anticristo, questo personaggio enigmatico – non già misterioso, ché sarebbe troppo, ma enigmatico sì – questo personaggio che prima si aggirava per l’Orbe, adesso lo troviamo indisturbato fin nel cuore dell’Urbe. Che cos’è l’Orbe e che cos’è l’Urbe? L’Orbe è il circolo, il circolo universale, e l’Urbe è il centro di questo circolo. Oggi l’Anticristo ha dunque preso centro ([1]).
[…] Nel libro in esame ([2]) , si parla anche di questo evento escatologico, ultimo; si parla di un incontro e di uno scontro simbolico finale fra Cristo e Anticristo. E ciò deve avvenire proprio a Roma e si spiega perché deve avvenire sul Campidoglio. Ma – escatologia a parte – io vorrei localizzare di più questo personaggio enigmatico, l’Anticristo: vorrei possibilmente scoprire il suo vero indirizzo, addirittura il suo recapito civico, il suo numero telefonico personale. Ciò è possibile? Senz’altro. Ed ecco la risposta. L’Anticristo si trova dentro di noi. Sì, dentro di noi. Dovrebbe dentro di noi, trovarsi il Cristo; ma vi si trova, simultaneamente, l’Anticristo.
Parafrasiamo un detto del Precursore, di Giovanni il Battista. Dopo aver fatto il pubblico riconoscimento del Cristo, del Signore Gesù, Giovanni Battista prorompe in queste parole: “Egli deve crescere, io debbo diminuire”. Cioè, Egli, il Dio, deve crescere dentro di me; io, l’uomo, debbo diminuire in me.
Noi, oggi, abbiamo completamente rovesciato il programma, facciamo esattamente il contrario: cioè facciamo crescere l’Anticristo dentro di noi e facciamo diminuire il Cristo. Cioè accresciamo le tenebre e assottigliamo la verità, la luce.
È un duello interiore, un duello gigantesco, che non può essere interpretato semplicemente come l’appendice di un duello più grande, che si svolge fuori di noi: è vero esattamente il contrario. Noi siamo abituati, siamo deformati, quasi viziati a considerare gli avvenimenti storici e gli accadimenti cosmici come se fossero realmente esterni, indipendenti da noi: e invece gli avvenimenti storici e persino gli accadimenti cosmici non sono che una proiezione del nostro spirito interiore, un preciso riflesso delle profondità abissali del nostro interno. Onde, questo duello fra Cristo e Anticristo, che si svolge dentro di noi, si specchierà nel di fuori e disegnerà le linee di un quadro più grande, storico-cosmico, nella esatta misura in cui avremo fatto avanzare, crescere la luce, o avremo fatto crescere le tenebre dentro di noi.
Questa che ho fatto è una premessa indispensabile per spiegare il tempo in cui mi sono mosso. Come e quando e dove si potrà vincere questo duello interno ed esterno, spirituale e storico, fra Cristo e Anticristo, in che modo si possono predisporre le basi per consentire la vittoria della Verità interna e della Luce anche esterna sulla terra? Per questo traguardo si dispone di un’arma sola: la fede.
Ma, domandiamoci, quale fede? Ce ne sono tante e poi tanti tipi. È sufficiente una fede corticale, epidermica, o magari una fede viscerale? Non è sufficiente. Non lo è perché il suo slancio volontaristico è destinato ad esaurirsi, come abbiamo visto negli ultimi secoli e vediamo sempre più oggi. Cristo è la stessa fede vivente. Ci ha insegnato tutto, ci ha rassicurato su tutto. Ma questa fede vivente ha avuto sulla terra un dubbio solo, ha avuto anch’essa un momento di dubbio. Sembra incredibile, ma è così. E le parole sono le seguenti: “Quando il Figlio dell’Uomo sarà ritornato sulla terra, troverà ancora la fede sopra la terra?”. Questo è l’unico dubbio che il Cristo ha avuto. La fede vivente, la fede divina, ha dubitato della fede umana. E allora non basta una semplice fede, epidermica, viscerale o volontaria che sia: occorre una fede intellettuale, cioè una fede corroborata dalla conoscenza, radicata nella conoscenza. Solo questa può sopravvivere, solo questa può vincere e far vincere.
[1] S. Panunzio, Colloqui ultimi, in “Metapolitica”, anno XVII, n.s., nn.3-4, Roma, luglio-dicembre 1999, p.40.
[2] S.PANUNZIO, Metapolitica, Voll. 2, edizioni Il Babbuino, Roma, 1977.