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venerdì, 02 maggio 2008

Il coraggio di essere

 

 L’ Avversario avrà sempre la meglio su chiunque resti cieco nei confronti del proprio orgoglio. L’attaccamento a se stessi è inversamente proporzionale al radicamento nel centro del proprio essere. Inoltre, il rischio è quello di intellettualizzare la Metafisica, creando una lacerazione profonda tra letture, studi, ispirazioni, intuizioni da una parte e stili di vita dall’altra.

Questa scissione, cui si cerca di far fronte razionalizzando la vita, giustificandosi e deresponsabilizzandosi ogni qual volta si raschi pesantemente il fondo, ci rende timorosi e codardi verso Dio e verso il mondo. Così sopravanza l’idolatria, nel tentativo di accordare una falsa immagine del giudizio divino con un’altrettanto falsa concezione di noi stessi: da qui la battaglia spirituale, vale a dire la lotta contro il dragoncello interiore. Siamo come paralizzati da livelli di coscienza che paiono irraggiungibili: ci sentiamo piccoli e fessi innanzi i Guénon, I Burchkardt, gli Agostino, i Tommaso d’Aquino e tutti i mistici cristiani, sufi e indiani, piuttosto che sentirci nient’altro che poveri pellegrini (e quindi realmente uomini), genuflessi al cospetto del Sancta Sanctorum, immersi nella luce sefirotica del Roveto ardente, a contatto col più grande mistero della divinità: l’ Eucaristia.

Come passare tutto il tempo davanti allo specchio: ci scopriamo umili ed angelici dopo la lettura della Filokalia e quella di San Giovanni della Croce, ovvero lordi peccatori dopo viziosi bagordi notturni, i quali sgretolano con spietata efficacia la superbia d’una vanità strisciante. E noi? Noi chi siamo realmente? Siamo forse Schopenhauer, Platone, Plotino, Aristotele e compagnia briscola?

 In tal modo saremo sempre vincolati all’immagine che diamo di noi stessi, nel tentativo di procurarci ammirazione, stima, onore e considerazione, incrollabili a dispetto degli uomini, rassicuranti agli occhi di Dio.

Eppure, la libertà è da sempre uno dei più grandi desideri dell’uomo: la Verità ci farà liberi. Però tutta la Verità! Perché è verità anche quella che riguarda i nostri peccati, le nostre debolezze, paure ed insicurezze, e non ci si salva da soli, grazie ad un’accentuata predisposizione per la più alta Metafisica. Piuttosto con la più umile ed amorosa accettazione delle nostre determinazioni creaturali ed inclinazioni naturali, con la speranza che il prossimo, prima di giudicare, si ricordi delle proprie travi e non condanni le altrui pagliuzze.

Badate, benevoli amici, che siamo noi un’autentica Metafisica vivente, che non v’è un Cristo impersonale ed impalpabile che non ci ha ancora resi degni del suo glorioso ritorno. Cristo scende in Terra durante qualsivoglia celebrazione eucaristica :

 

<< Ora ti preghiamo umilmente: manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo, perché diventino il corpo e  il sangue di Gesú Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri >>

 

Ma ci pensiamo? Questo è il Mistero dell’ amore di Dio verso noi poveri comuni mortali! Cristo prende dimora dentro di noi, ontologicamente e fisicamente; non ci trasmuta perché abbiamo letto Ibn-Arabi o Platone o perché ci ha misericordiosamente condonato le gozzoviglie del sabato sera. Egli ci trasforma in virtù della sua Presenza santificante e divinizzante. Penetrare il mistero dell’ Eucaristia vuol dire penetrare l’incommensurabile energia delle nostre anime, sposare Cieli nuovi e Terra nuova, edificare in interiore il tempio dello Spirito.

Opponiamo al farisaismo della Legge (erudizione libresca, moralismo, filosofismo, teologismo) la nostra elezione a popolo regale, sacerdotale e profetico. Non perdiamoci in chiacchiere: troviamo il coraggio di essere, amiamoci per quel poco che siamo e vigiliamo sulla nostra anima. Un’anima umile, è sicuro, opera miracoli insospettabili. Chi ha orecchie per intendere intenda.

 

 

Petrus  

Postato da: fraterPetrus a 14:07 | link | commenti (67)


Commenti
#1   02 Maggio 2008 - 15:48
 
ottimo articolo.
il tema dello "specchio" andrebbe approfondito...
in effetti il vero specchio è dentro di noi, non fuori. Ma oggi vige la legge al contrario: la società è un intero specchio vivente!
l'educazione, da cui anche l'etimo, dovrebbe condurre verso l'interiorità, invece oggi conduce sempre verso l'esterno!
E così la vanità prevale sulla conoscenza... o magari si ammanta di conoscenza, celando solo però un misero specchio di vanità...
in effetti cosa sarebbe la Filosofia, da cui l'etimo, senza la tensione verso la divina Sophia?e che cosa la Teologia, senza lo slancio unitivo verso il Logos divino, cioè Cristo stesso? e che cosa la virtù senza la partecipazione reale al processo di deificazione e divinizzazione dell'essere operato da Dio tramite il mistero dei misteri: la santissima Eucaristia. E che cosa infine la cultura senza il dono gratuito ed umile della conoscenza appresa e coltivata? Ed è vero che alla fine non si salveranno le anime predisposte alla più alta Metafisica ma non umili, mentre si salveranno le anime cresciute sotto il sole dell'umiltà, appresa e glorificata da Cristo artigiano.









utente anonimo

#2   05 Maggio 2008 - 16:42
 
Il rischio di intellettualizzare la metafisica può essere superato dall'unione della vita interiore e della vita intellettuale. Dicono i maetri: separare la vita interiore e la vita intellettuale che il Divino Maestro volle vedere unite, per renderne ciascuna più intensa, è un lavorare inconscientemente a distruggere l'una e l'altra. Questa unione, richiesta dalla natura stessa delle cose, tale quale e nota alla sapienza di Dio, è ancora più necessaria per rimediare i difetti che per lo più si mescolano allo studio da una parte e alla pietà dall'altra. Cordiali saluti, P.Danilo Scomparin
utente anonimo

#3   05 Maggio 2008 - 18:57
 
Ottimo caro P. Danilo,

ha colto perfettamente lo spirito e gli intenti di questo umile blog.

In fede

Petrus
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#4   06 Maggio 2008 - 08:25
 
Caro Petrus,
scrivi che "l’attaccamento a se stessi è inversamente proporzionale al radicamento nel centro del proprio essere". Ineccepibile. È quest'io fetente che deve esser messo a tacere, per rendersi conto che "non son io che vivo, ma è Dio che vive [in] me".
Tuttavia, stando così le cose, che ne pensi della vanità indotta da un blog? Sai, almeno per quanto mi riguarda, comincio ad aver paura delle lusinghe generate dalla presenza di un commento. Se fossi più umile - mi dico - dovrei o star zitto o, quanto meno, vietare i commenti. Che ne pensi?
La vita interiore e la vita intellettuale, in fondo, coincidono solo nel silenzio. Voglio dire, quando c'è silenzio.
Ciao. Ipo
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#5   06 Maggio 2008 - 10:11
 

Carissimo Iperhomo,

ottimo interrogativo,certamente non estraneo alle coscienze di chi scrive.
Rispondiamo che tutto ciò che Dio ci dona durante la meditazione e la contemplazione non appartiene a noi ma all' Umanità (o se si vuole alla Chiesa), ragion per cui è necessario condividerlo con gli altri per entrare in comunione con loro, secondo l'aureo insegnamento del sacerdote mistico Divo Barsotti.
Detto questo, non ci stancheremo mai di ripetere che questo blog si presenta come itinerarium mentis in Deum. La nostra dichiarata ignoranza circa molti profili ed aspetti della spiritualità cristiana e non, impedisce al nostro orgoglio di infiammarsi troppo facilmente eh eh eh.
Per questo la funzione dei commenti non può che essere quella di coadiuvare la nostra umile ricerca. Noi restiamo in ascolto e, quando ci viene donato da Dio, scriviamo, nell'interesse di tutti.

Con grande stima

Petrus
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#6   06 Maggio 2008 - 15:06
 
Grazie, giovane Petrus.
Ottima risposta, che giustifica l'uso del plurale humilitatis e dell'anonimato, magari celato sotto uno o più pseudonimi.
Resta il fatto che l'io ha capacità diaboliche, riuscendo a trarre alimento anche dalle cose che dovrebbero riuscirgli ostiche. Certo, è tassativo evitare commenti nei quali si indulge alla propria individualità (quella che oggi chiamano 'privacy').
Citi san Bonaventura. In effetti, l'inDiamento è la risoluzione della propria [presunta] singolarita nell'universalità della Chiesa. Umargamal parlerebbe di Umma, altri di Umanità, ma insomma il concetto è quello.
Permettimi, nel salutarti, una botta d'orgoglio: la tua ignoranza non sarà mai pari alla mia.
Ciao. Ipo

P.S. Anche padre Danilo adotta quella formula sorridente sotto i baffi, quella del triplice 'eh'. Ho passato parecchio tempo, nel tentativo di recuperare tutti i suoi interventi presso FDF.
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#7   06 Maggio 2008 - 16:23
 
ibn Arabi...: without having any identity, you are Him e Him is you. If you know yourself as nothing, then you truly know your Lord. Otherwise, you truly know Him not.
You cannot know your Lord by making yourself nothing.Many wise man claims that in order to know one's Lord one must denude oneself of the signs of one's existence, efface one identity, finally rid oneself of one's self. This is a mistake. How could a thing that does not exist try to get rid of its existence?
If you think that to know Allah depends on you ridding yourself of yourself, then you are guilty of attributing partners to Him, the only unforgivable sin; because you are claiming that there is another existence beside Him, the all-existent; that there is a you and He.... senza avere nessuna identità, tu sei Lui e Lui è te. Se tu conosci te stesso come essere nulla, certamente conosci il tuo Signore, altrimenti tu non lo conosci affatto. E non puoi conoscerlo facendo di te stesso un niente. Molti uomini saggi credono che per conoscere il proprio Signore, bisogna spogliarsi dei segni della propria esistenza, cancellare la propria identità, togliere se stesso da se stesso. Questo è un errore. Come puo' qualcosa che non esiste cercare di evadere dalla propria esistenza? Se tu pensi che conoscere Allah dipenda dal tuo diminuire te stesso da te stesso, ti sbagli ed attribuisci un patners a Lui, il solo peccato imperdonabile; perchè vorresti dimostrare che c'è un'altra esistenza accanto alla Sua, il Solo Esistente...Ibn'Arabi.. ( mi sembra un concetto fondamentale che si riallacia ad "essere nel mondo ma non del mondo",non rinnegare se stessi, ma controllare se stessi, operare agire ma sempre con il cuore fisso in Dio. Perché essere troppo asceti è un modo di glorificare il propri ego e non Dio.) ciao jam
utente anonimo

#8   06 Maggio 2008 - 19:48
 
Per l'ottimo asno,

carissimo, ci è parso opportuno incentrare sull'Eucaristia l'intero senso del nostro ultimo post. Il discorso va nell'esattissima direzione tracciata da Jam, attraverso il grande Ibn Arabi.
Siamo perfettamente in sintonia e non smetteremo di ringraziare quanti impreziosiscono, coi loro interventi, il nostro irto cammino.

In fede

Petrus
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#9   06 Maggio 2008 - 22:15
 
Caro Petrus, non ho ancora finito di meditare il tuo ultimo articolo, per tal motivo non ho ancora pronto un commento. Quanto hai scritto, frutto di una lunga meditazione, suppongo, va meditato parola per parola. Sì, dobbiamo sempre aver di mira, non ciò che siamo, ma ciò che siamo chiamati ad essere. Vivere l'Eucaristia per diventare uomini eucaristici, con tutto ciò che comporta. A presto. P.Danilo Scomparin.
utente anonimo

#10   07 Maggio 2008 - 18:13
 
La preghiera e il costante ricordo di Dio sono le chiavi del Regno dei Cieli. Roberto
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#11   07 Maggio 2008 - 19:37
 
Grazie Roberto,

verissimo ciò che hai scritto: "il costante ricordo di Dio". Ci sarebbe da meditare anni su questa perla.

In fede

Petrus
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#12   09 Maggio 2008 - 07:52
 
Insondabile ed inefabile mistero dell'Eucaristia. Eppure un santo papa, San Pio X, ha voluto che anche i bambini se ne nutrissero fin dall'età dei 7 anni. Anche questo è un mistero in quanto l'iniziazione ai misteri del Pane e del Vino è l'iniziazione suprema. Quindi un bambino di sette anni può ritenersi un iniziato cristiano! è ovvio che si possa comprendere la svolta del santo Papa solo in una cornice di escatologia e di metapolitica. Nel mistero si viene gettati dentro dunque fin da piccoli, ma poi tutta la vita non basta per comprenderlo. I Padri della Chiesa dicevano: tutte le mattine, all'alba, non possiamo fare a meno di celebrare i tremendi, inefabili, terribili Divini Misteri (messa). Sì, credo che sia proprio così. Allora cosa cerchiamo se abbiamo già tutto ed il Tutto? Sant'Agostino mai ha parlato dell'Eucaristia da lui celebrata, ha mantenuto il silenzio mistico ed il segreto iniziatico. Dobbiamo mantenerlo anche noi.
L'umanità è agli sgoccioli. L'umanità si trova davanti ad una scelta irrinunciabile e indifferibile, vale a dire alla mecessità di optare per lo Spirito e i Valori eterni o per la materia e la concezione capovolta dell'esistenza. Pertanto, a poco a poco, ognuno sarà portato, quasi incarnando una predestinazione innata, a relizzare la propria vocazione di Angelo o la propria contro-vocazione di Demone, a mettersi per l'ultimo scontro dalla parte della Luce o delle tenebre dove c'è stridore di denti. Stando a questo ordine di idee gli uomini sono già fin da ora suddivisibili in Eletti e in Reprobi, ma gli Eletti devono soltanto accettare la loro elezione, mentre i Reprobi, combattendo fino al sangue possono sperare in una salvezza in extremis...Cordiali saluti. P.Danilo Scomparin, Olbia 9 aprile 2008.
utente anonimo

#13   09 Maggio 2008 - 10:39
 
I 40 giorni di Quaresima giungono al giovedi Santo ed all'ultima Cena dove Gesù spezzo' il pane e trasmuto' il vino nel Calice della Salvezza, nello stesso modo il digiuno del mese di Ramadan si conclude con la grande " festa del sacrificio" per celebrare il ricordo di Abraham che stava immolando suo figlio...ottenne di offrire un agnello...questa é la festa che i muslims celebrano ogni anno alla fine del mese del digiuno e fra le altre cose racchiude in se stessa il significato della presenza vivificante di Dio nel condividere insieme agli altri l'agnello sacrificale- sacrificato. Questo pasto comunitario è l'eucarestia dei musulmani che attraverso la luce delle parole del Sacro Corano, preghiere speciali,ottengono l'elisir che trasmuta il cibo da semplice nutrimento di materia a nutrimento dello spirito, presenza di Dio in noi attraverso l'azione di grazia dell'unione dei cuori dei commensali.Ma ogni giorno ad ogni pasto il cibo è reso sacro. Ed anche la semplice parola sacra "Bismillah" cioé nel nome di Dio, che é constantemente sulle labbra e nel cuore del credente, Bismillah, possiede l'alchimia ed il cuore diventa l'altare del sacrificio di Abraham ed allo stesso tempo il cuore é anche la coppa capace di contenere la sapienza della rivelazione divina. Il cuore è la coppa del Graal dove la teofania divina si realizza e si moltiplica incessantemente. Questa "fame di Dio" che ci portiamo dentro come nostalgia atavica della nostra origine-divenire . La sura II,53 dice:" a Gesù figlio di Maria Noi abbiamo portato delle prove e lo abbiamo fortificato per mezzo dello Spirito Santo". Allah opera per mezzo dello Spirito Santo ed il Cristo in quanto massimo esponente della presenza della Santità esiste da tutta eternità, esisteva già nella pre-eternità ed è" insritto" dentro di noi. Ed il Cristo latente in noi si evidenzia ed appare soltanto attraverso una ricerca spirituale ed il culto e le azioni che purificano il cuore. Il grande Jalaludin Rumi dice che ognuno di noi deve essere come la dolce Maria che porta nel suo grembo Gesù, ma fino a quando i 'dolori' non compaiono anche Gesù non comparirà. Quindi anche l'Islam desidera Gesù come essere di Luce che ci indica la strada da percorrere per arrivare a Dio. Ed Iddio ha dato a tutti il privilegio di diventare 'al'insani al'kamil' cioè 'l'uomo perfetto'. Il Sacramento dell'Eucarestia ha avuto una nascita "ufficiale-manifesta" la sera del Giovedi Santo pur esistendo da tutta eternità e per tutta l'eternità. Ogni religione ha il suo modo particolare di celebrare questa indispensabile Unione, perchè senza questa Unione siamo morti pur respirando. Ciao! jam
utente anonimo

#14   09 Maggio 2008 - 11:32
 
Per Iam: mi congratulo e mi rallegro per quanto ha scritto nel suo ultimo commento, anzi ne sono felicissimo, anche se non posso condividere tutti i contenuti; sono anzi convinto che nel Corano si parla anche della Eucaristia, e in ciò mi dovrà illuminare Lei, non conoscerndo io la lingua coranica. In quale Sura si parla dell'Eucaristia o Messa? Cosa potrebbe dirci di Waraqa, lo zio di Maometto, che, se ho capito bene, era il gran sacerdote della Chiesa cristiana esistente allora a La Mecca? Cordiali saluti, P.Danilo.
utente anonimo

#15   09 Maggio 2008 - 12:29
 
Jam (#13) ha il dono di saper trovare solo ciò che unisce. Lo sai che, secondo padre Borrmans, l'Eucaristia è "citata" anche nei versetti 112-5 della sura 'Al-Mâ'ida'?
Quando gli apostoli dissero: « O Gesù, figlio di Maria, è possibile che il tuo Signore faccia scendere su di noi dal cielo una tavola imbandita?» , disse lui: « Temete Allah se siete credenti» .Dissero: « Vogliamo mangiare da essa . Così i nostri cuori saranno rassicurati, sapremo che tu hai detto la verità e ne saremo testimoni ».Gesù figlio di Maria disse: « O Allah nostro Signore, fa' scendere su di noi, dal cielo, una tavola imbandita che sia una festa per noi- per il primo di noi come per l'ultimo - e un segno da parte Tua. Provvedi a noi, Tu che sei il migliore dei sostentatori». Allah disse: « La farò scendere su di voi, e chiunque di voi, dopo di ciò, sarà miscredente, lo castigherò con un tormento che non infliggerò a nessun' altra creatura! ».

A padre Danilo (#12), visto il suo eccellente commento, vorrei dire che già col battesimo si ebbe questa "liberalizzazione". Qualcuno - non ricordo chi - diceva addirittura che il concetto stesso di democrazia (che ha livellato età mentale ed età anagrafica, estendendo ai più quel che era riservato a pochi) nasce col cristianesimo. Però lo diceva in chiave polemica, criticando l'inflazione e la successiva svalutazione di un bene prima riservato a pochi.
Invece l'ottica escatologica è ben più illuminante. Fa pensare ai saldi di fine stagione, 'ché proprio Jam, qualche commento fa, ricordava come il minimo sforzo dell'uomo dei tempi ultimi equivalga al massimo sforzo degli antichi.
Bellissima l'immagine degli eletti che devono solo accettare (ma il cui rischio è l'eventuale rifiuto) e dei reprobi, che devono andar contro la propria controvocazione.

Cari saluti.


P.S. Caro Petrus, quasi quasi mi stabilisco qui.
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#16   09 Maggio 2008 - 13:16
 

Jam, non smetterai mai di stupirci e di deliziarci. Il tuo contributo al blog sta divenendo essenziale e noi, poveri viandanti, non possiamo che meditare i tuoi ottimi commenti.

Asno, fai come se fossi a casa tua! Questo blog ci illumina grazie ad eccellenti contributi ed interventi. Come ho già scritto nei riguardi di Jam, noi siamo ben felici di restare in ascolto.

Caro P. Danilo, innanzi figure del suo calibro viene semplicemente da osservare una semplice, umile e silenziosissima gratitudine. Ci sentiamo servi/bambini (pais, paid-òs) innanzi la gloria e l'onnipotenza di Dio.

In fede

Petrus
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#17   09 Maggio 2008 - 19:43
 
eccezionali le intuizioni di padre Danilo e gli articoli di Petrus.
Voleov chiedere a Padre Danilo se i reprobi siano solo quelli che si volgono alle realtà materiali.
Infatti credo che la superbia spirituale sia il male maggiore.
a volte da un peccatore possono uscire dei grandi santi come Agostino! E inoltre da cosa si riconoscerebbero i reprobi e gli eletti? i vocati alla luce e quelli alle tenebre? quali criteri per discernere le anime angeliche da quelle demoniache?
Grazie e complimenti per il vostro ottimo lavoro

Mauro






utente anonimo

#18   09 Maggio 2008 - 19:50
 
Cari amici,
abbiamo, Asno ed io, temporaneamente sospeso di scrivere nel nostro blog,
alla fin fine si tratta di un particolare del tutto irrilevante se tematiche interssanti si possono sviluppare altrove, qui in particolar modo, in pace e armonia.
Quel che conta è l'intenzione, come recita il famoso Hadith "In verità le azioni valgono a seconda delle intenzioni".
Vorrei ricordare che per quanto riguarda l'Insan-ul Kamil
(l'uomo universale perfettamente realizzato) la fiugra umana che lo rappresenta nella sua totalità è il Profeta Muhammad, saws.
Quando Allah creò Adamo, as,
dopo avergli insegnato tutti i nomi gli chiese di leggere quanto scritto sulla Porta del Paradiso ed egli lesse "La ilaha illa Allah wa Muhammadan rasululLah" (Non c'è divinità all'infuori d'Iddio e Muhammad è Profeta di Dio").
E' una delle tante testimonianze che la Tradizione riporta da cui si deduce quale sia il ruolo del Profeta illetterato, saws. nonchè l'attestazione della sua pre-esistenza.
Addirittura Jafar as-Siddiq riporta che la lettera "nun" rappresenti la luce muhammadiana mediante la quale Allah ha dato vita a tutta la Creazione.
Ricordo questo senza nessuna vena apologetica nè per tirar l'acqua al nostro mulino di musulmani ma solo per charire a chi non lo sappia un aspetto fondamentale dell'Islam stesso.

Una preghiera a Jam del tutto personale e materiale: mi fai la cortesia di cambiare il nome "muslims" con "musulmani" o "muslim" senza quella esse finale che non riesco a digerire?
Lo so che sono richieste banali ma se non c'è una ragione particolare a cui tu tenga famme sto piascere, levamoje sta esse inglesa e foresta.
Cari saluti a tutti
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#19   09 Maggio 2008 - 20:24
 
Umar,

abbiamo riletto due volte il tuo ultimo commento. Tu ed Asno ci state facendo dono di ottime intuizioni e mirabili commenti. In questo senso stiamo imparando a scoprire l'Islam attraverso il tuo aiuto.
Asno, poi, non smette di sorprenderci per brama di conoscenza ed umiltà.
Insomma, gli ingredienti ci sono tutti e noi, quando ci sentiamo in vena, aggiorneremo questo blog, passo dopo passo, facendo leva anche sulle vostre ispirazioni.

Mauro,
grazie mille! Sei gentilissimo nei nostri confronti! Si fa quel che si può eh eh. Come avrai potuto notare dai commenti, qui scrive gente che ci supera di gran lunga per cultura e finezza. Noi siamo dei piccoli artigiani ed ogni volta che rileggiamo i commenti postati dai nostri amici, ringraziamo per il tesoro che ci è stato donato.

In fede

Petrus
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#20   10 Maggio 2008 - 05:16
 
Cari amici,
d'estate il sole si alza presto e ai muslim tocca alzarsi prima di esso.

Messaggi addietro accennavo, en passant, ai "pronomi" perchè, navigando per anni, ho potuto
(e dovuto) constatare che spesso chi scrive lo fa per sé o per rispndere ad un messaggio che lo riguarda direttamente o indirettamente.
Non che sia un peccato, per carità, ma diventa un limite se non si è perfettamente coscienti che questo desiderio sia la vera causa efficiente.

Tra parentesi, salto spesso di palo in frasca, mi spiace che Federico si sia allontanato dal forum, sono pronto a ritirare il messaggio in cui feci la battuta su Cristiano Allam visto che, in un modo o nell'altro, è stata quella a dar il via ai messaggi successivi.
Sottraendo tale messaggio quelli direttamente conseguenti perdono il loro senso, per cui andrebbero dimenticati, a meno che non si voglia considerare il fattore-destino come unico arbitro e a quel punto rassegnarsi all'unica possiblità restante, il famoso "ma sha Allah"
(così ha voluto Dio).
Va bè, spero di esser stato compreso e che Federico legga ancora.
E scriva se ritenesse utile farlo, da parte mia lo gradirei, anche solo per un saluto o un cenno.

Dipendesse da me prima di avviare qualsiasi messaggio di qualsiasi natura, in qualsiasi luogo virtuale renderei obbligatorio una specie di preventivo commento sintetico, stile il vecchio "Tutto il calcio minuto per minuto" quando c'erano ancora giornalisti, e non robot, a parlare.
Chi lo ricorda?
Faceva più o meno così:
"Buongiorno e benvenuti all'ascolto di Tuttoilcalciominutoperminuto. E' Enrico Ameri (ma poteva essere anche Sandro Ciotti o altri) che vi parla da Torino (ma poteva anche esser Roma o altra città).
E' una giornata di sole con nuvole sulle Alpi (ma potevano esser anche Appennini o Gennargentu), sugli spalti trentamila spettatori, un leggero vento spira da nord, il terreno è asciutto ma in ottime condizioni. Dirigerà l'incontro etc.etc."
Cosa c'entra?
Non so, so che però mi faceva entrare nella partita, ero lì, presente.
Come se dicessi ora ai lettori: "Sento gli uccellini cantare, l'aria fuori è ancora molto fresca, ho un po' di mal di testa, mi sono addormentato sul divano con la luce accesa e senza lavarmi i denti, ho appena mangiato un buon caffelatte e sto digerendo, etc"
Esagero nei dettagli appositamente ma è giusto per render l'idea di come vadano le cose in questo istante, istante di cui sono "figlio"
("muslim ibn-ul waqt", che, tra parentesi, è il contrario del "carpe diem"...considerazione che rimando ad un prossimo messaggio, in sha Allah).
Concederei anche delle abbrevazioni in codice, tipo le stelline degli alberghi, a patto che poi diffusamente si spieghi cosa le voci elencate vogliano effettivamente dire per ognuno.
Umore ***
Amore ****
Sesso **
(padre Scomparin esentato per legge dal dover rispondere)
Denaro ***
Salute **
Lavoro ***
Amicizia **
Famiglia ***
Fede ***
Lettura **
Scrittura *
Peccato ***
Gnosi *?
Etc.
etc.
Ripeto, il tutto solo per sapere come vadano le cose e non per soddisfare curiosità morbose, direi quasi come si trattasse di fare un rapido esame di coscienza associato a qualche considerazione utile a chi legge per sapere "come sta" chi scrive.
Asno mi conosce, sa che mi sono apparentemente perso nel deserto e spero mi soccorra.
Il titolo in genere dovrebbe esser dato all'inizio ma a questo messaggio lo darei alla fine perchè potrebbe avviare una sessione a parte visto quanto poco c'entra con i temi proposti, una sessione selvaggia dedicata ai temi "senza soggetto" specifico.
In realtà volevo dire qualcosa sui reprobi e sugli eletti ma ormai l'attimo è fuggito.
Solo una parola: quando il cuore cessa di battere e l'anima si stacca dal corpo constatando la morte nell'Islam bisogna dire:
"Inna lilLahi wa inna ilahi raj'un" che vuol dire "In verità tutto è di Dio e tutto a Dio torna".
E non ci sono eccezioni.
Alcuni sufi dicono che anche Satana tornerà a Lui poichè tutto Lui ha creato, compreso questi stesso.
Non che torni subito (lasciamo che
Ce lo tolga dalle pa.. per qualche miliardo di anni luce ad abitare nel suo bell'Inferno) ma di Eterno c'è Lui solo e nulla altro (neanche l'Inferno dei reprobi dunque, giusto quel che dice padre Scomparin).
Abbiate pazienza, con me ce ne vuole molta, Dio vi guardi e vi conceda il meglio in questa e nell'altra vita.
Cordiali saluti

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#21   10 Maggio 2008 - 08:37
 
Risponde P.Danilo: ho intenzione di rispondere ai quesiti posti dai benevoli amici lettori, ma non oggi né domani, come sapete sono un prete che fa il prete ed in questi giorni sono occupatissimo; detto sotto metafora: devo far di tutto affinché lo Spirito Santo illumini tutta la Terra e tutte le creature, siamo infatti alla Pentecoste... Ad Umargamal vorrei chiedere: ma lei è veramente un islamico? Certo mi sembra di capire che ha contatti con i Sufi, altrimenti non potrebbe essere così informato. Lei inoltre fa cenno al mistero della "apokatastasis panton" di cui parlano il geniale Origene e il genialissmo Gregorio di Nissa; non credo interessi sapere cosa penso io al riguardo, e cosa pensa la Chiesa lo si sa già. O si presume di saperlo. Appena posso scriverò un riflessione sul mistero dei reprobi. Cordiali saluti. P.Danilo Scomparin. Olbia 10 aprile 2008. P.S. Non dimentichiamo che siamo alla Vigilia della Pentecoste e siccome lo Spirito Santo è di tutti, e tutti siamo coronati e mitriati (almeno nel cristianesimo) abbiamo il "potere" di farlo scendere giù per rinnovare la faccia della terra... e figuriamoci le nostre facce.
utente anonimo

#22   11 Maggio 2008 - 08:01
 
Cari Padre Scomparin,
il vantaggio di avere il Venerdì come giorno da dedicare ai Riti collettivi è che i giorni di Sabato e Domenica si aggiungono alla festa e ci rendono maggiormente liberi.
Sotto questo aspetto noi muslim (se Dio vuole sono fra costoro) siamo favoriti nel vivere in Occidente.
Va detto che sotto una miriade di altri aspetti (non sto ad iniziarne un lunghissimo elenco) questo favore viene ampiamente compensato da una serie di svantaggi.
Così è la vita, così vuole Dio.
Solo una considerazione:
non esiste separazione possibile fra Islam e Sufismo.
Chi si dice sufi e non esegue le cinque orazioni canoniche, non rispetta il digiuno di Ramadan,
non elargisce la decima,
non compie il Pellegrinaggio quando gli è possibile ma si ferma al pilastro iiniziale dell'Islam,
cioè la Testimonianza di Fede
(che forzando un po' le cose potrebbe esser paragonato al Battesimo), vive un'illusione.
E' come se volesse arrivare in elicottero sulla cima della montagna per mostrare la foto e dire a tutti che è arrivato lassù a costo di enormi fatiche. E magari fra le fatiche intende i soldi che ha speso per l'elicottero e non quelle del suo sudore.
Una delle tantissime lezioni magistrali che ci ha lasciato Guénon è proprio questa: non è possibile praticare alcuna Via esoterica tradizionalemente autentica
(e il Sufismo è quella propria dell'Islam) senza che essa sia "contenuta" regolarmente in una Forma essoterica altrettanto tradizionalemente autentica.

Volevo infine segnalare a chi non le conoscesse che a proposito di Origene, da lei felicemente citato,
il Papa Benedetto XVI ha dedicato un anno fa due Udienze Generali che trovai davvero interessanti.
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070425_
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070502_
Cordiali saluti,
che Dio accolga le nostre preghiere e ci perdoni dei nostri errori.

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#23   11 Maggio 2008 - 13:06
 
Per Umargamal: per quanto posso capire, lei è un buon Muslim, ed è molto informato, più di quanto mi aspettassi. Cosa significa "meschino di Allah"? D'accordo bisogna vivere la propria tradizione religiosa esteriormente e interiormente. Tra le cose che ammiro degli Islamici: la coralità nella preghiera, la fedeltà alle pratiche religiose, il vedere tanti maschi in preghiera con l'abito (da noi a volte solo qualche pia donna). Va bene la lettura di Guénon ma io suggerirei anche Silvano Panunzio: ha delle pagine bellissime sul re-incontro Cristianesimo-Islàm. Cordiali saluti, P.Danilo Scomparin.
utente anonimo

#24   12 Maggio 2008 - 06:07
 
Caro padre Scomparin,
speriamo di esser tutti noi buoni fedeli nei confronti di Dio.
Le forme esteriori e interiori si sa che mutano eppure sostanza ed essenza restano eterne e, almeno per certi versi, immutevoli in quanto a principi.
Ho letto spesso delle critiche a Guénon, su Effedieffe soprattutto, gente che crede di aver "smontato" (sic!) il suo "pensiero", Blondet stesso nei suoi scritti passati ha fatto lo stesso.
Vorrei solo dire che nessuno potrà mai "smontare" Guénon per uan semplice ragione: egli non parla mai in prima persona, la sua opera è frutto di una precisa funzione che il destino (o Allah se uno vuole chiamarlo così) gli ha assegnato.
Guénon fa semplicemente "parlare" la Tradizione, riporta essa con rigore e metodo in maniera tale da giungere a dei risultati che nessuno finora è riuscito a controvertire.
Anche qui per una semplice ragione: tali risultati non si possono controvertire poichè non sono frutto di deduzioni o interpretazioni ma di constatazioni e analisi provate.
Per assurdo si potrebbe richiamare il principio del metodo scientifico tanto sono rigorosi i dati portati alla luce.
Per questa ragione mi dispiaccio quando partendo da un punto di vista ordinario qualcuno si accosta all'opera di Guénon e ne trae conclusioni che necessariamente sono di ordine individuale.
Per leggere o studiare l'opera di Guénon non occorre esser iniziati ma per poterla "comprendere" interiormente o anche solo pensare di valutarla diventa obbligatorio esserlo. Dato questo caso la valutazione, il giudizio o la pretesa confutazione di tale opera diventano una pura ipotesi mai tradotta in realtà proprio in ragione dell'estremo rigore in essa presente. Rigore che supera ogni possibile dubbio.
Le confesso che di tutte le belle cose che ha scritto ne ho un bel ricordo ma la preoccupazione di sapere cosa lei abbia visto di sbagliato ("quasi tutto" mi pare dicesse) nell'opera di Guénon riguardo il Cristianesimo rende il mio animo impaziente, desidererei arrivare ad una chiarificazione.
Rischio di passare per uno dei tanti che vede Profeti laddove non è il caso ma sappia padre che non è così: Guénon per me è un fratello prima di ogni altra cosa. Non è maestro, è un discepolo e per giunta... disciplinato. Certo anche fra discepoli ci sono dei gradi, c'è chi sta salendo l'altissima montagna ed si trova sulla ferrata in prossimità della cima, chi a mezza a costa e chi, come me, continua a fare soste perchè debole e stanco e si trova ancora giù a valle.
Apro e riapro lo zaino, tiro fuori scatolette e bivacco intorno al fuoco con chi sta percorrendo col suo passo la stessa strada. E' il mio modo di salire, non sono un professionista e inoltre sono incantato dalla natura che spesso mi rapisce a scapito di una buona marcia.
Devo scusarmi per il tempo che prendo ai lettori e a lei stesso, credo che un po' di conoscenza personale sia necessaria benchè la deriva del personalismo narcisista sia sempre in agguato.
Chiudo perciò rispondendo alla sua domanda.
Il termine "meschino" deriva dall'arabo, vuol dire "povero" e per estensione "garzone, servitore".
Nella lingua araba si usa come in quella sicula e non quella italiana.
"Meschinu, iddu travagghia al Nodd"
Nell'Islam i sufi si possono chiamare anche "meschini" ma il termine più corrente è "faqir" (da cui l'italiano fachiro). Anche esso vuol dire "povero", comprendendo anche il senso spirituale del termine. Un po' come i "poverelli di San Francesco".
Giusto per curiosità cito i sinonimi di tale termine che nella sua veste vera non è per nulla "negativo", anzi esprime un'idea di compassione e di misericordia...guardate un po' che diventa (ce n'è da conquistarsi il Paradiso per digerire l'offesa che resa;-)

abietto, basso, brutto, cattivo, fetente, gramo, gretto, ignobile, infamante, infimo, lurido, misero, piccino, pidocchioso, povero, ristretto, scarno, sciagurato, sfortunato, sozzo, sudicio, sventurato, torbido, tristo, arido, mediocre, scarso, esiguo, angusto, miserabile, limitato, inadeguato, insufficiente, chiuso, infelice, tapino, magro, tribolato, digraziato

Grazie per la pazienza padre, cordiali saluti e buona settimana
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#25   12 Maggio 2008 - 11:13
 
Caro Umar (#18), è davvero singolare constatare come quel che dici tu potrei averlo detto io, e viceversa. Effettivamente è "un particolare del tutto irrilevante" lo scriver qui, in domo Petri, o nella nostra stalla. Del resto, un asino ed un cammello sono più mobili, per esempio, di una vacca. Siamo bestie itineranti, senza fissa dimora e perciò pronte ad eleggere domicilio ovunque. Ricordi il detto del Profeta "beati coloro che nascono come è nato l'Islam, senza una casa, perché il mondo intero sarà la loro casa"? Fa il paio con l'evangelico annuncio per cui solo i poveri (i miti) erediteranno la terra. Inoltre, come suggerisci all'inizio del #20, "spesso chi scrive lo fa per sé o per rispondere ad un messaggio che lo riguarda direttamente o indirettamente". È una buona scuola di umiltà, insomma, trascurare il proprio blog a vantaggio di uno altrui. Ciò, sebbene questo non sia un blog in senso stretto (tant'è che - dicevo a Petrus - lo definirei un "meta-blog").
Attendiamo lumi su quel magnifico concetto del muslim ibn-ul waqt. Come canta il poeta, "Gli uccelli non guardano la tivù. | La loro vita è qui (spazio volubile) ed ora | (tempo cantabile)".
A proposito di poesia e di diavoli in Paradiso.
"La conosciamo tutti,
la barzelletta in cui due esploratori,
catturati dai soliti selvaggi,
vengon posti dinanzi all’alternativa tra
o bumba o morte
(il primo dei quali, avendo scelto bumba, muore
per le conseguenze di una sodomizzazione
spietata e multiforme,
laddove al secondo, che ha preferito la morte,
vien detto che va bene, però, prima
un po’ di bumba).
A qual pro quanto sopra?
A suggerire che sì, certamente, anche i diavoli
andranno in paradiso;
prima, però,
un po’ di bumba".
Padre Danilo (#21) cita il "mistero della apokatastasis panton di cui parlano il geniale Origene e il genialissmo Gregorio di Nissa". Grande mistero. Giordano Bruno letteralmente smise di fumare, per questo motivo.
Ho seguito quei due link su Origene ed il Benedetto benedicente, qui e qui. Non sapevo delle sue "sei colonne" Meraviglioso, poi, il passo seguente:“amara è la lettera, che è come la scorza; in secondo luogo perverrai al guscio, che è la dottrina morale; in terzo luogo troverai il senso dei misteri, del quale si nutrono le anime dei santi nella vita presente e nella futura.
Meschino, sì, chi travaglia al Noddo.
Sai, Petrus, Umar ha una bella cadenza settentrionale. Nessuno lo penserebbe "maomettano" (anche perché il termine lo fa imbestialire).

S'è fatto lungo, questo commento. Ma ci sono da spendere ancora due parole su Guénon, del quale padre Danilo parla cavallerescamente fin troppo bene. Dico questo perché, se un musulmano o un indù non vi trovano ostacoli, un cristiano che ne abbia letta tutta l'opera sa come Guénon abbia "profetizzato" che, come la Chiesa ha soppiantato la Sinagoga, così la Moschea soppianterà la Chiesa. Tale "profezia" prevede l'unificazione della più antica religione tuttora vitale, l'induismo, appunto, e della più recente, l'islamismo, unificazione simboleggiata dalla giustapposizione della nun araba (un semicerchio concavo sovrastato da un punto), lettera alla quale Umar accenna in #18, e dell'equivalente sanscrito (un semicerchio convesso, con un punto sottostante). Queste due 'enne', sicché, raffigurano un cerchio "puntualizzato", come dice padre Danilo qui.
Argomento scottante.
Un cristiano può solo sperare che Guénon si sia sbagliato. D'altronde, se non fosse stato per Coomaraswamy, anche il giudizio sul buddismo sarebbe rimasto sbagliato.Ma Dio ne sa sempre di più.
Un abbraccio a tutti.
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#26   12 Maggio 2008 - 11:54
 
Postillo il commento precedente con un'indispensabile osservazione. Se, invece della 'enne' araba e di quella sanscrita, uniamo specularmente due N latine, in modo che quella sottostante sia il rovescio dell'altra, otteniamo una sorta di X, lettera che - come ricorda padre Danilo - "indica sempre, in un testo sacro, il 'Cristòs'".
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#27   13 Maggio 2008 - 08:05
 
Postillo il commento precedente con un'indispensabile osservazione. Se, invece della 'enne' araba e di quella sanscrita, uniamo specularmente due 'enne' greche minuscole, in modo che quella sottostante sia il rovescio dell'altra, otteniamo una sorta di X, lettera che - come ricorda padre Danilo - "indica sempre, in un testo sacro, il 'Cristòs'".
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#28   13 Maggio 2008 - 17:20
 
non essendo molto esperta di questo blog leggo ora il commento. grazie infinite di essere passato.

M.
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#29   13 Maggio 2008 - 21:15
 
di sfuggita, un grande saluto!

da qua dietro me lo permetto:

Siete molto belli.


Daouda ;-)
utente anonimo

#30   14 Maggio 2008 - 22:21
 
Per Asno: grazie dei suoi commenti, molto intelligenti, ciò significa che è preparato più di quanto uno possa immaginare e dietro a tali commenti vi è una lunga e sofferta riflessione. Non è possibile trattare tutti i temi da lei accennati. Non voglio parlare di René Guénon, ci sono già dei bei commenti critici, l'ultimo in francese di 600 pagine, mi pare, ma costa troppo per cui non l'ho comprato. Vorrei invece rassicurare tutti che non dobbiamo preoccuparci per le sorti della Chiesa cattolica, lasciamo il suo governo allo Spirito Santo. C'è anche la promessa che "le forze infernali non prevarranno contro di essa". Quindi certamente raggiungerà il giorno dell'Omega, ormai ci mancano pochi anni. Sacerdoti e monaci santi ce ne sono ancora, altrimenti il mondo sarebbe già collassato. Sacerdoti che trasmettono intengralmente la tradizione cristiana ce ne sono ancora, solo che stanno nascosti, in preghiera e meditazione e comunicano il loro magistero a coloro che sono in grado di comprenderlo. Le tesi sostenute da certuni sul sedevacantismo sono delle illazioni e delle pretese sciocche. Loro non sanno, e non lo devono sapere, perché orgogliosi del loro orgoglio, che nel Cristianesimo, oltre alla Gerarchia dei Vescovi, diciamo gerarchia orizzontale, vi è la successione dei 72 Discepoli "occulti", diciamo gerarchia verticale. Che fine avrebbero fatto i 72 discepoli che furono inviati dal Signore risorto come Suo Volto alle 72 nazioni della Terra? Il Divino Maestro avrebbe finto nell'inviarli, avrebbe fatto fare loro una prova? La questione, anzi il mistero, è piuttosto complesso, e non lo voglio trattare qui ed ora. E che fine hanno fatto i "Boanerghés", chi sono nell'attuale struttura ecclesiastica? Se riuscissimo a sciogliere questi due enigmi riusciremmo anche a capire meglio lo stato attuale del Cristianesimo e delle altre religioni mondiali. Cordiali saluti. P.Danilo Scomparin, Olbia, 14 maggio 2008.
utente anonimo

#31   14 Maggio 2008 - 22:35
 
Postilla: non basta sapere Chi è il Punto nel Cerchio, bisogna anche contemplarlo, e lo facciamo nell'adorazione al Santissimo Sacramento dell'Altare. Guardiamo l'ostensorio: è un Cerchio con dei raggi, alcuni indicanti la Luce dell'Intelletto, altri la Fiamma dell'Amore; il Punto è l'Ostia Santa, una particola del "Soma tou Cristou". Il Risorto con la sua grande Anima e il suo grande Spirito può essere contemporaneamente presente in tutte le Particole del mondo come anche in tutti i Cuori dei credenti in Lui. Basterebbe capire questo per... Cordiali saluti, P.Danilo, Olbia, 14 maggio 2008.
utente anonimo

#32   16 Maggio 2008 - 08:36
 
Caro padre Danilo,
grazie per le sue risposte, alle quali tengo molto. Ella è il primo sacerdote col quale io abbia la pssibilità di trattare argomenti simili. Per la verità, è anche il primo cattolico - con Petrus - che non mi dia dell'eretico.
Nessun timore per la Chiesa.
Portae inferi ecc. è promessa infrangibile. Mi spiace tuttavia per Guénon, al quale debbo tanto. Come ha fatto a sbagliarsi così di grosso? Se non avesse commesso lo stesso errore col buddismo, allora sì, ci sarebbe di che preoccuparsi.
Dei figli del tuono ignoro tutto. Ma aspetto il tuono con fiducia.
Che la Chiesa invisibile
sia ben più forte di quella visibile, è ovvio.
Meno ovvio è che sia più forte anche quella
visibile a malapena attraverso una grata,
dietro le sbarre
o sotto l'equivalente cristiano del burqa.
Idem, per l'inudibile.

Approfitto ancora della sua cortesia per sollecitarle una risposta, sia pur limitata ad un sì o ad un no, alla mia domanda formulata via e-mail e tramite Petrus circa le ragioni di quella certa data ("lo fa a fin di bene, a mo' di ammonimento? o segue un diverso conteggio?").
Grazie di nuovo.
_____________

Prego inoltre Petrus di cancellare il sovrastante commento n° 26.

Cari saluti ad entrambi.
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#33   16 Maggio 2008 - 09:36
 
Per Asno: rispondo qui alla questione riguardo la data del Ritorno di Cristo; secondo alcuni mistici cristiani, piuttosto sconosciuti, la data fatidica è a 2000 anni dalla morte di Gesù, e quindi il 2029, o 2030 o 2033. Secondo Padre Agostino Zanoni, le parabole descrivono al millimetro tutto ciò che accadrà e quando accadrà. Il padre conosceva il metodo per una lettura profonda del testo sacro, specie dell'Apocalisse.
Purtroppo il padre Zanoni non ha pubblicato nulla e i suoi manoscritti si trovano chissà dove. N.B. non è proibito leggere Guénon, io stesso ho letto tutte le sue opere e le ho studiate a lungo. Mi chiedo: perché sempre e solo Guénon? Perché non abbordare anche le opere della corrente tradizionalista di fine 800 e di inizio 900? Perché non conoscere anche le opere dell'unico in Italia che ha ricevuto l'incarico, da Guénon stesso, di emendare la sua opera? S.P. è il maestro e di P.Danilo e di Petrus e di altri giovani qui in Olbia.
utente anonimo

#34   16 Maggio 2008 - 09:38
 
Postilla al commento 33: sarebbe interessante sapere quando cade il 25 marzo degli anni 2029, 2030 e 20033...P.Danilo
utente anonimo

#35   16 Maggio 2008 - 10:14
 
Grazie per la pronta risposta.
Silvano Panunzio. Dovevo immaginarlo. Seguirò il suo consiglio.
2029 domini dies.
2030 lunedì.
2033 venerdì.
Pax nobis. Et omnibus.
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#36   16 Maggio 2008 - 12:31
 
Carissimo Asno,

spero che le risposte siano state esaustive. Spesso ci eclissiamo volutamente per non dipendere troppo dai mezzi informatici eh eh eh.

Un carissimo saluto

Petrus
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#37   16 Maggio 2008 - 22:08
 
scusate ma il commento 33 è di padre Danilo? mi pare di no.
comunque mi pare, ma mi posso sbagliare, che padre Danilo non sia debitore esclusivamente a Panunzio.
ciao,

M.
utente anonimo

#38   17 Maggio 2008 - 07:53
 
Per l'amico M.: confermiamo, l'intervento n. 33 è di Padre Danilo.


Petrus
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#39   17 Maggio 2008 - 19:09
 
Caro padre Danilo,
la domanda che lei pone riguardo la lettura "solo e sempre" dell'opera di Guénon credo sia rivolta a fin di bene.
Vorrei rassicurarla che nessuno di coloro che conosco legge solo Guénon e tantomeno io.
A parte i suoi più prossimi correligionari, tipo Valsan, Burckhardt, Lings, Corbin, Schuon etc. (ognuno con le proprie ben delimiatate competenze e conoscenze)
trovo encomiabile che le opere di Ananda Coomaraswamy, Bela Hamvas, Mircea Eliade, Silvano Panunzio stesso, e altri ancora che non cito per non annoiare, vadano lette e meditate, questo per restare nell'ambito temporale del secolo scorso.
I limiti di ciascuno permettono di fare più o meno strada: mentirei se dicessi di aver letto tutto o anche solo molto. Eppure quel che m'è restato è già una grande grazia ricevuta, per cui la mia pigrizia è maggiormente colpevole.
Citare spesso Guénon credo dipenda dal famoso adagio "Ubi major minor cessat" e non da altro.
Non si tratta di una fissazione o di una venerazione indebita.
I Maestri del Tasawwuf non sono fra quelli citati: dovessi fare l'elenco anche solo dei maggiori servirebbe un post fatt appost.
Stessa cosa per i Maestri del Cristianesimo: non credo lei prediliga la lettura di Panunzio a quella di S.Agostino, di Eliade a S.Giovanni della Croce, come nell'Islam non preferiamo leggere Guénon anzichè Sidi Muhyiddin Ibn 'Arabi o Valsan a Maulana Jalaluddin Rumi.
Si tratta di ambiti diversi e di funzioni diverse, ci sono i Maestri, che sono una cosa, e chi sta "accanto" a loro e ne "traduce" l'insegnamento, che sono un'altra cosa.
Va da sè che entrambe le figure siano provvidenziali e utili al questuante ma non allo stesso modo.
La ringrazio per il suo sforzo,
che Dio la benedica e la ricompensi.
Cordiali saluti

Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente umargamal

#40   18 Maggio 2008 - 11:58
 
trovo veramente ispirate ed intelligenti le parole di umargamal.
Anch'io la penso così.
Si tratta sempre di fare un'economia: so che la parola può risultare sgradita ma è così.
Bisogna selezionare e investire nel miglior modo possibile.
Dapprima il miglior investimento è nel dominio della vera e pura spiritualità( e Guenon ci aiuta molto a discernere fra i cialtroni e le tradizioni pure), quindi il secondo grado è approfondire nei limiti del possibile e secondo il ritmo dello Spirito, la nostra tradizione.
E in un'economia del cattolicesimo, per paradossale che possa sembrare, non si può capire Cristo senza riferimento al diavolo.
L'uno in un certo senso ha bisogno dell'altro. Mi spiego onde evitare equivoci: la missione fondamentale e centrale di Gesù Cristo fu quella di sconfiggere il diavolo, e ci riuscì.
Non sottovalutiamo mai il potere terribile del maligno, manifestando un cattolicesimo ingenuo e buonista che non porta a nulla se non a vittorie subdole del nemico.
Il Vangelo è pieno di esorcismo e liberazioni da demoni e ci sono infiniti riferimenti alla missione di Cristo contro il principe delle tenebre.
Chiunque quindi , spesso in modo unto, tenda a negare questo, perfino fra gli uomini di Chiesa, è molto pericoloso. Sono i cosiddetti stolti o stupidi che dir si voglia, di cui ha sempre avuto bisogno Satana

M.




utente anonimo

#41   18 Maggio 2008 - 14:31
 
un post fatt appost
Solo Umar può scrivere questo.
È pensabile un nesso tra "spirituale" e "spiritoso"?
Che il Cielo ci perdoni.
Asno
utente anonimo

#42   19 Maggio 2008 - 10:51
 
Rispondo a M: l'esorcismo fondamentale per noi cristiani è il battesimo e la pratica di rinnovare spesso le rinunce e le promesse battesimali. L'opera esorcistica di Gesù, oggi la Chiesa la porta avanti con la preghiera costante ed ufficiale della recita comunitaria dell'Ufficio Divino (breviario) e con gruppi di lode perenne. Tutti Fedeli di Cristo sono chiamati a svolgere tale compito. Cordiali saluti, P.Danilo Scomparin. Olbia, 19, marzo 2008.
utente anonimo

#43   19 Maggio 2008 - 10:59
 
Per Umargamal: dalle mie informazioni, René Guénon non viene letto nell'Islàm, forse soltanto da qualche italiano che si è fatto islamico, tuttavia senza circoncisione... Non viene letto neppure nell'India; mi consta che nella biblioteca di New Delhi ci sia soltanto uno dei suoi libri, quindi... i Brahamani non hanno interesse in Guénon. Come teologo cattolico non posso accettare il "perennialismo", che purtroppo si è infiltrato anche tra certi sedicenti cattolici (tradizionalisti e sedevacantisti), prefirisco la filosofia perenne che veniva insegnata nei seminari, fino a qualche anno fa. Cordiali saluti, P.Danilo Scomparin, Olbia, 19 maggio 2008.
utente anonimo

#44   19 Maggio 2008 - 13:13
 
Per padre Scomparin,
in linea di massima è vero che nelle terre in cui la maggiornaza della popolazione è musulmana pochi abbiano letto l'opera di Guénon (eccezion fatta per la Turchia forse, in cui tale opera è