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mercoledì, 10 giugno 2009

  P. Danilo Scomparin

 

Omelìa sulla SS. Trinità

7-6-‘09

 

La solennità della SS.Trinità è il prolungamento della festa di Pentecoste. Noi cristiani, mediante il battesimo, la cresima e l’eucaristia (riti/misteri/sacramenti dell'iniziazione cristiana), siamo divenuti abitazione dello Spirito Santo, figli del Padre; ora dobbiamo applicarci a vivere uniti a Gesù Cristo, modellandoci al suo esempio, e amandoci come fratelli.

Festeggiare la SS.Trinità è anzitutto richiamare alla nostra mente la definizione imparata nel catechismo: “Il mistero di un solo Dio in tre persone uguali e distinte: Padre, Figlio e Spirito Santo”; è il mistero fondamentale della nostra fede, nel quale noi dobbiamo integrarci, inserirci, come il bambino nel seno della famiglia, per attingervi luce, conoscenza, fede, speranza, carità, vita e gioia.

Ci possiamo chiedere come mai la Chiesa proponga ai fedeli l’iniziazione ai supremi misteri della Divinità durante l’estate. Perché essi sono come il Sole che illumina le nostre tenebre interiori e mette in fuga ogni pensiero negativo o malvagio. Per raggiungere tale suprema conoscenza (epi-gnosis) occorre salire sul monte come Gesù invitò i suoi discepoli. Occorre dunque lasciare la terra, cioè la materia, ed il mare, cioè i pensieri inutili, e salire in montagna cioè usare l’intelligenza, l’intelletto ed il fiore dell’intelletto che è la parte più alta della nostra anima. (Vedi la lezione di S.Caterina sul "fiore dell'intelletto" e su come farlo sbocciare).

La prima lettura (Dt 4, 32-34. 39-40) ci presenta il mistero dell’unità di Dio. Mosè ricorda al popolo ebraico ciò che ha ricevuto da Dio nel corso della sua storia, benefici di ogni genere, e che perciò deve corrispondere alla generosità divina con una fedeltà a tutta prova.

Il libro del Deuteronomio, cui appartiene questo brano, è stato scritto ai tempi dell’esilio babilonese: il richiamo alla scelta fatta da Dio e ai prodigi di cui i loro antenati avevano beneficato, era tale da mantenere nel cuore dei deportati il coraggio e la fiducia.

Nel pensiero dello scrittore sacro, questo ricordo doveva soprattutto aiutarli a restare fedeli a Dio, all’unico Dio, anche in un paese straniero, nell’osservanza scrupolosa dei suoi comandamenti.

Gli uomini d’oggi non sono forse tentati di abbandonare la loro fede in un Dio unico, vivo e vero, e rivolgersi a culti idolatri, come il mito della scienza, della potenza, dell’oro, del piacere?

Il salmo responsoriale (Sal 32) è un canto alla grandezza di Dio. Questo salmo è un invito a lodare Dio per la sua opera di amore: la creazione dell’universo, i suoi interventi nella storia dei popoli, la sua provvidenza in ogni momento. Non esitiamo a porre in lui la nostra speranza. Ripetiamo spesso: Beato il popolo che appartiene al Signore.

La seconda lettura (Rm 8, 14-17) ci presenta il tema della nostra figliolanza divina: in Cristo siamo divenuti figli di Dio.

Il capitolo ottavo della Lettera ai Romani, dalla quale è tratta questa lettura, ricorda un dato essenziale della vita cristiana: che cioè lo Spirito Santo che abita nell’anima del battezzato, fa di lui un vero figlio di Dio, a immagine di Gesù Cristo.

L’adozione divina, realizzata dall’azione dello Spirito, va molto più lontano dell’adozione umana: essa fa partecipare il battezzato alla vita stessa di Dio, essa costituisce una nuova nascita.

Da quel momento essa crea in lui una mentalità di figlio; non più paura né ansietà, ma una tenerezza e una fiducia che gli danno l’ardire di parlare a Dio come il figlio al padre suo.

Se vogliamo vivere nella sua pienezza questo spirito filiale, dobbiamo necessariamente modellarci su Gesù Cristo stesso, sempre aiutati dalla grazia dello Spirito Santo.

Il Vangelo (Mt 28, 16-20) ci presenta l’invio degli apostoli in missione. Questo testo, usato nella liturgia per la solennità della SS.Trinità, è il brano conclusivo del vangelo di San Matteo. Il Cristo affida ai suoi apostoli, la missione di andare in tutto il mondo e fare di tutti gli uomini i suoi discepoli, insegnando loro la sua dottrina e battezzandoli nel nome della SS.Trinità. è ovvio che dicendo Battesimo, si intendano i sette sacramenti della Chiesa.

Come si diventa discepoli di Cristo? Con la fede, e la conoscenza, che è l’adesione totale dello spirito e del cuore alla sua divina persona: solo questa fede, e conoscenza, stabilisce una comunione vivente con lui. ("Credo "= "cor do" = ti dono il mio cuore; vedi: il rito della pesatura del Cuore nell'Egitto arcaico).

è nel battesimo che questa adesione riceve la sua consacrazione. (Consacrazione battesimale: discesa di un nuovo livello animico). Il Battesimo introduce direttamente nel mistero della SS. Trinità: ci innalza alla dignità di figli di Dio, di fratelli di Cristo, di Tempio dello Spirito Santo.

Chi non intravede in questa prospettiva la missione affidata ai cristiani? Quella di essere l’anima del mondo, e si badi che non c’è nessun altra "Anima Mundi", siamo noi l’Anima del Mondo, quando inspiriamo in esso la vita stessa della SS.Trinità.

Come fedeli riuniti oggi nelle chiese per celebrare la festa della SS.Trinità, non possiamo ignorare la bellezza, lo splendore e la fecondità di questo mistero, non possiamo averne soltanto un’idea vaga.

È il mistero fondamentale della nostra fede. Senza di esso non ci sarebbe il cristianesimo, senza di esso le altre religioni e tutte le nostre devozioni diventerebbero superstizioni.

La conoscenza del mistero della SS. Trinità (Mono-Triade), e la nostra adesione ad esso, ci permette di penetrare più a fondo nel segreto della vita intima di Dio, nell’intimità del Padre (come Cam, figlio di Noè, che osò scrutare le intimità del Padre celeste…). Ci rivela che questo grande Dio, creatore dell’universo – il Dio uno della Bibbia – non è un Dio solitario, ma che è trino, che sono tre persone che condividono la stessa divinità.

Tra di esse regna l’unità più stretta, la più perfetta che possa esistere. Ed è un legame di conoscenza e di amore reciproci, che crea tra le tre persone delle relazioni, delle quali i rapporti esistenti tra i membri di una famiglia danno solo una pallida idea.

Il mistero della SS.Trinità ci permette di intravedere, se pur molto di lontano, il disegno d’amore di Dio, nei confronti dell’uomo: e cioè di integrarlo in seno alla sua famiglia, in modo tale che possa essere:

in primo luogo figlio del Padre: col battesimo, l’uomo parteciperà veramente alla sua vita divina;

in secondo luogo, fratello di Cristo: sul cui esempio dovrà modellare la sua vita, per essere degno della vocazione di figlio di Dio;

e così sotto la mozione dello Spirito Santo: da esso illuminato e guidato, (i doni dello Spirito santo non sono una vana parola) – l’uomo imparerà a vivere nell’amore, l’amore del Padre suo celeste e l’amore verso i fratelli qui in terra.

 La solennità della SS.Trinità ci permette di approfondire l’insondabile mistero dell’amore di Dio per gli uomini. Non ha forse Dio voluto introdurre gli uomini nella sua famiglia? Coscienti di questa tenerezza di Dio per noi, rivolgiamogli la nostra preghiera, sicuri di essere esauditi, qui ed ora:

Signore, col battesimo noi apparteniamo alla tua famiglia divina, alla Chiesa, al Corpo mistico, al popolo eletto. (regale-sacerdotale-profetico), alla Nazione santa, alla Stirpe divina. Aiutaci a vivere della tua vita, affinché, lungi dall’essere di ostacolo al messaggio di amore proclamato dal tuo Figlio nel vangelo, noi contribuiamo a rendere gli uomini tuoi figli.

Con la luminosità della nostra fede e la nostra apertura di cuore e di mente verso i fratelli, cerchiamo di essere, sempre più e sempre meglio,  messaggeri dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

 

 

 

Postato da: fraterPetrus a 09:33 | link | commenti (3)


Commenti
#1    13 Giugno 2009 - 20:07
 
Dopo aver letto questa predica mi son detto: ma come sono ignorante, comunque la mediterò a lungo. Grazie per averla pubblicata. Ma padre Danilo dovrebbe spiegarci perché l'iniziazione ai misteri della Divinità avvenga durante l'estate. Un simpatizzante del blog.
utente anonimo

#2    14 Giugno 2009 - 16:29
 
Poichè siamo "abitati dallo Spirito Santo", come la Vergine ognuno di noi ha il compito di "partorire il Cristo". Forse anche così si compie per volere del Padre tramite l'azione dello Spirito l'eterna generazione del Verbo? Padre Danilo ci puo illuminare su ciò.
Un caro saluto a Pietro

Massimo
utente anonimo

#3    13 Ottobre 2009 - 11:37
 
Grazie, o Mio Signore, perchè è piaciuto a te, ribattezzare con il Fuoco chi è battezzato con semplice acqua dagli uomini.
Sappiamo chi sono i Canniti ma anche tra loro ci sono chi tu richiami per toglierli da quel peccato. Non originale, ma originalissimo essendo il peccato di SEMPRE.
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